La più antica libreria gay degli Stati Uniti chiude i battenti

GiovanniDopo un lungo periodo in perdita, Ed Hermance, il libraio che gestisce la Giovanni’s Room, ha deciso di cessare la propria attività.

Aperta la bellezza di quarantuno anni fa — il Neolitico dei diritti gay — a Philadelphia, la Giovanni’s Room pare seguire lo stesso destino di tutte le librerie tradizionali generaliste, incapaci di reggere la concorrenza di Internet. Ed Hermance ha pochi dubbi: la colpa è di quei cattivoni di Amazon. Effettivamente non fatichiamo a dargli ragione: Amazon è stupendo per spendere soldi. In ogni caso, possiamo solo immaginare cosa rappresenti Giovanni’s Room per la comunità gay locale e la tristezza che questa notizia suscita — vi ricordate quando ha chiuso la storica Babele a Milano?

Il libraio ha dichiarato di aver cercato un nuovo proprietario dall’agosto dell’anno scorso, ma non è riuscito a concludere l’affare e così, dalla fine di maggio, la più antica libreria gay degli Stati Uniti non esisterà più. È ironico il fatto che la libreria abbia preso il nome da uno dei classici della letteratura gay, La stanza di Giovanni di James Baldwin: romanzo magnifico, ma che rimanda a un periodo in gran parte concluso.

Fonte: Time

Gambara (…e altri luoghi del sesso) di Anton Viktor Hellenius

gambaraUh, il sesso. Gambara (…e altri luoghi del sesso) ha un titolo un po’ brutto ma allusivo che non rende pienamente giustizia al contenuto, perché non solo è un romanzo scritto bene, ma anche molto interessante per lo spaccato intimista e insieme sociologico — sì, addirittura —  che offre.

Il protagonista, nonostante sia ancora giovane, ha una carriera ben avviata in un’azienda dell’abbigliamento, e vive per conto suo nell’hinterland milanese. Le sue giornate sono scandite dal lavoro, dagli impegni con famiglia e colleghi, dagli spostamenti sui mezzi e, soprattutto, da Grindr.
Gambara è un libro pieno di sesso ma, a differenza di altri romanzi, nel racconto non c’è morbosità, né compiacimento. Non ci sono nemmeno i toni enfatici e un po’ ridicoli dei romance, dove ogni scopata diventa qualcosa di epico. Il sesso in Gambara è descritto con realismo e con un certo gusto per il dettaglio. Quando il protagonista incontra qualcuno per scoparci, non si vergogna di raccontarci i momenti di imbarazzo che precedono il sesso, e nemmeno quelli che arrivano dopo; allo stesso modo, anche le scopate sono raccontate con sincerità, ma non in maniera cruda o gratuita: a volte capita che il sesso non sia un granché, altre volte invece va molto bene. La forza del libro sta soprattutto nel protagonista, un personaggio molto complesso e molto onesto, confuso e un po’ malinconico, mai piagnucoloso; perché, sullo sfondo, c’è in realtà una storia finita da superare, una città intera di occasioni e di incontri che non bastano per tenere i ricordi lontani. Milano, sfavillante e vagamente grottesca, è forse più di un semplice sfondo; va riconosciuto all’autore uno sguardo attento e implacabile sulla città, di cui ha colto aspetti e manie:

Mai apparire troppo contenti, la felicità è per i ceti più bassi, lo sanno tutti a Milano.

Gambara è un libro che fa anche un po’ ridere per come svela le dinamiche e i rituali della comunità gay milanese. Ciliegina sulla torta: Gambara è un libro scritto bene, anche sul piano formale, cosa che ha un qualcosa di miracoloso, visto che si tratta di un ebook autopubblicato su Amazon, generalmente un incubo a livello grammaticale. Ho trovato qualche refuso, ma niente che non abbia trovato anche in libri pubblicati da casone editrici come Einaudi o Adelphi.

Nonostante tutto, francamente faccio fatica a definire Gambara un romanzo erotico: è una storia romantica, sulla fine di un amore, che riesce ad andare al di là di quei due-tre schemi che in genere si applicano in questi casi. Se vi ho fatto venire voglia di leggerlo, ho per voi una buona notizia: costa pochissimo.

Weird:4 Stars (4 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:5 Stars (5 / 5)
Fantasia:4 Stars (4 / 5)
Media:4.2 Stars (4,2 / 5)

Chef Rubio arriva in libreria con Unti e bisunti

Dobbiamo essere tutti grati a DMAX per aver portato in televisione lo chef Rubio. Al di là del fatto che “Unti e bisunti” è un programma originale e fatto bene, viene finalmente mostrato il cibo regionale senza infiocchettamenti e scemenze snob in stile Eataly. Chef Rubio, con le sue spacconate e il tatuaggio “fish & chip” sulle dita delle mani, ha riportato il cibo a una dimensione virile, parecchio distante dallo scintillio glamour dei suoi colleghi televisivi. Insomma, è qualcosa di nuovo e fresco e merita tutto il successo che ha. A tutto questo va aggiunto il fatto che è molto sexy e si può permettere risposte di questo tipo:

FireShot Screen Capture #106 - 'Chef Rubio_intervista a Gabriele Rubini di Unti e Bisunti su Dmax' - cucina_excite_it_chef-rubio-ad-excite-a-cenamai-con-benedetta-parodi-si-con-antonella-clerici-lintervista-al-prota
Zan zan! Anche il resto dell’intervista è interessante, nonostante dica sostanzialmente che gli sta antipatica la zia Benedetta Parodi. Così non va bene.

Comunque, questa settimana Sperling & Kupfer ha pubblicato il libro dello chef Rubio, costa 15 euro e 90 centesimi e la copertina è questa:

untibisunti

E questa è un’altra foto di chef Rubio, perché così va bene:

chef-rubio-a-schiena-nuda

Non c’entra niente, ma ci piace immaginare una parentela ed è sempre bella da riascoltare:

 

Berberian Sound Studio di Peter Strickland

berberian_sound_studioCosa può accadere a un timido inglese esperto del suono nel momento in cui viene risucchiato nella produzione di un film horror italiano? Be’, può accadere che perda completamente la brocca. Questa è, in maniera grossolana, la tesi su cui è basato Berberian sound studio, film britannico del 2012 ad alto livello weird. Il protagonista è Toby Jones, attore già visto in film favolosi come Infamous, Elizabeth, Hunger games, The girl e The mist. In Berberian sound studio interpreta Gilderoy, un impacciato maestro del missaggio, chiamato, nell’Italia degli anni ’70, a lavorare su The equestrian vortex, un film che parla di cavalli.

Gilderoy scopre molto presto che, in realtà, The equestrian vortex è un film horror ambientato nel mondo della stregoneria. Confuso e attratto dalla situazione imprevista, Gilderoy viene travolto dall’atmosfera cupa e morbosa dello studio, dove i conflitti delle varie persone coinvolte nella produzione si mescolano ai suoni macabri e ai dialoghi brutali del film. Ad un certo punto, proprio come i livelli del sonoro che Gilderoy mette insieme, i diversi piani della realtà si mescolano e vediamo Gilderoy parlare fluentemente italiano, protagonista di un film che non è più quello che stavamo guardando ma non è nemmeno quello su cui Gilderoy stava lavorando: è un nuovo film, dove il poliestere della pellicola si è fuso con la mente del protagonista, e le ambizioni del regista si scontrano con l’occhio dello spettatore.

Insomma, Berberian sound studio è un fantastico e strambissimo pezzo di metacinema, in cui non solo viene mostrata la sapienza tecnica — e anche una certa dose di ingenua cialtroneria — che ha reso grande il cinema di genere italiano degli anni ’70, ma il tutto viene anche impastato con la furia e il mistero creativo, e i lati oscuri dell’animo umano, solleticato da suoni e stimoli. Berberian sound studio è una fumosa, elegante e illogica lanterna magica, in cui la psiche prende il posto delle diapositive. Attenzione, però: visto che sul piano narrativo si è ai limiti dell’incosistenza, il rischio colpo di sonno è alto.

Weird:5 Stars (5 / 5)
Queer:1 Stars (1 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:2 Stars (2 / 5)
Fantasia:5 Stars (5 / 5)
Media:3.2 Stars (3,2 / 5)

 

Divergent di Veronica Roth

DivergentCos’hanno gli autori di Young Adult da non riuscire a tratteggiare un personaggio decente? Affrontiamo la realtà: i protagonisti dei romanzi YA sono orribili. Prendiamo il caso di Beatrice Prior, la protagonista di Divergent, scritto da Veronica Roth. Ha sedici anni e vive nella Chicago del futuro. Ok, è cresciuta nella fazione degli Abneganti – perché nella società distopica di Divergent la gente è divisa in maniera molto rigida in fazioni che corrispondono a inclinazioni e precisi ruoli e doveri. Gli Abneganti sono come i Testimoni di Geova: in pratica, il divertimento è vietato. Beatrice, come tutti i suoi coetanei, ad un certo punto deve decidere a quale fazione appartenere: può restare con gli Abneganti oppure dire addio per sempre alla sua famiglia e andarsene in un’altra fazione. Beatrice è una ragazza inquieta e, all’ultimo momento, decide di cambiare fazione e passare agli Intrepidi, che sono quelli fichi che fanno cose fiche da eroe d’azione tipo buttarsi da un treno in corsa, usare armi e pestarsi in allegria. Per entrare nella fazione però, Beatrice e tutti gli altri novellini devono passare un periodo di prova in cui vengono allenati e valutati. Durante questo periodo, Beatrice subisce un cambiamento: diventa più tosta e più tamarra e si fa chiamare Tris, tanto per sottolineare che lei, adesso, è una tipa nuova e cazzuta. Quando però, dopo un miliardo di pagine, si rende conto, finalmente, di essere attratta da Quattro, il suo istruttore bonissimo, la sua reazione qual è? Quella di una ragazza piena di tatuaggi, pronta a darle e prenderle, che si arrampica senza tante storie su una ruota panoramica e vive in una metropoli del futuro? NO. La reazione è quella di una sedicenne dell’Ottocento terrorizzata dal sesso, roba che avrebbe fatto ridere anche Tess dei D’Urbervilles.

Insomma, quando la protagonista della storia è insulsa e fiacca, difficilmente il resto si salva. Divergent però ha un’ottima ambientazione. Questo futuro distopico con la società divisa in maniera funzionale è una bella idea. Ci sono anche altre belle idee, come una delle prove che i novellini devono superare, in cui devono affrontare le loro più grandi paure attraverso un bad trip allucinatorio controllato in laboratorio. Peccato che lo sviluppo della storia, affidato a Tris, che potremmo anche chiamare Triglialessa, sia di una lentezza esasperante e il racconto decolli solo nell’ultima parte — secondo il mio reader, all’80% del libro. L’ultimo 20% però è fantastico, pieno di azione e di violenza, e recupera, in buona parte, l’andamento moscio iniziale.

Weird:3 Stars (3 / 5)
Queer:1 Stars (1 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:3 Stars (3 / 5)
Media:2.2 Stars (2,2 / 5)