È uscito Global gay

GlobalGay1-227x360Giusto giusto nella settimana in cui si concentrano i festeggiamenti del Pride, arriva in libreria Global gay, un saggio scritto dal sociologo Frédéric Martel sulla comunità gay mondiale.

Il libro è, infatti, una specie di giro del mondo per descrivere le diverse declinazioni delle varie comunità gay del pianeta: una cosa molto interessante e sicuramente un modo di studiare la geografia che alle scuole medie ci potevamo solo sognare.

Il libro è pubblicato da Feltrinelli, che descrive così il libro:

Il movimento gay è in marcia ovunque nel mondo. Le sue lotte conoscono successi decisivi e tragiche sconfitte. Negli Stati Uniti il matrimonio gay è un cavallo di battaglia democratico. In Iran l’omosessualità è punita con la pena di morte. In America Latina diverse capitali si battono per la diversidade sexual. In Cina, Sudafrica, India, Cuba sono state vinte grandi battaglie. Frédéric Martel ci racconta il suo viaggio attraverso gli stili di vita gay dei cinque continenti. E ci mostra da un lato una gay way of life globale, partecipe delle stesse sensibilità e delle stesse conquiste, dall’altro una miriade di declinazioni della cultura gay, profondamente intrecciate alle peculiarità delle tradizioni locali, alle difficoltà incontrate di paese in paese, ai tanti significati che la libertà sessuale può assumere nel mondo.

Se l’immaginario gay nordamericano ha alimentato per decenni la coscienza degli attivisti di tutto il pianeta, un panorama di inesauribile ricchezza si distende tra le serate di tango gay a Buenos Aires e le feste di samba a Rio, le habitaciones di Cuba e le squadre gay di dragon boating a Singapore, i love hotels di Tokyo e il movimento gay arabo, col suo costante riferimento al sensuale lirismo del poeta medievale Abu Nuwas. Martel ci restituisce questi mille volti e queste mille lotte, dando voce a un’affascinante, complessa armonia di differenze.

Love hotels, dragon boating, tango gay: i gay sì che si sanno divertire in giro per il mondo.

Will ti presento Will di John Green e David Levithan

Per essere un libro scritto a quattro mani, Will ti presento Will è un romanzo abbastanza debole. L’idea di base è questa: due protagonisti, entrambi con lo stesso nome — Will Grayson —, che non si conoscono e vivono esistenze parallele senza conoscersi; ciascun autore segue un personaggio, alternandosi i capitoli. Potrebbe essere una buona idea, se non fosse che non ha nessun senso se non quello di essere uno sterile esercizio di stile. Chi, da questa impostazione, si aspetta infatti una sorta di indagine sul tema dell’identità, è meglio che cerchi altrove. I due Will sono talmente speculari nella piattezza delle proprie fisime adolescenziali che non ci si rende nemmeno conto che sono due personaggi diversi fino al momento dell’incontro tra i due. Non so se è un effetto voluto, ma il risultato è davvero fumoso. Il primo Will Grayson è un liceale confuso e abulico, mentre il secondo è un liceale confuso e depresso. Eh.

wilLA unire i due Will, un terzo personaggio, Tiny, migliore amico del primo Will e fidanzato del secondo. Tiny dovrebbe essere, nelle intenzioni, il vero protagonista del romanzo. Ogni due righe ci viene ricordato quanto è grosso Tiny, quanto è gay Tiny, quanto è favoloso Tiny, quanto sia importante per lui mettere in piedi un musical ispirato alla sua vita — cioè quella di un grosso gay in cerca dell’amore. I due Will sono quindi travolti dall’esuberanza e l’irruenza di Tiny e, fatti i conti con la sua presenza ingombrante, riescono a sciogliere i nodi delle loro vite.

Will ti presento Will è in sostanza un romanzo soffocato da quella melassa tipica delle produzioni americane per ragazzini senza avere però il brio e l’ispirazione delle cose più riuscite. I due Will sono noiosi, quasi antipatici, mentre Tiny è fasullo e zuccheroso; gli altri personaggi sono poco più di manichini con un nome. La trama è annacquata, non c’è tensione e, soprattutto, manca quella vera maturazione dei personaggi necessaria in un romanzo di formazione. Voi direte: ma fa proprio schifo ‘sto Will ti presento Will! No, non fa schifo, anzi, si fa leggere senza difficoltà ma, se non si ha quindici anni, può risultare un romanzo molto vacuo.

Weird:2 Stars (2 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Camp:4 Stars (4 / 5)
Sesso:0 Stars (0 / 5)
Fantasia:0 Stars (0 / 5)
Media:1.8 Stars (1,8 / 5)

Sta arrivando un libro su Cristina D’Avena

Come sappiamo tutti, Cristina D’Avena è, più che una persona, un’entita di un’altra dimensione. In questa dimensione, la società non ha sentito il bisogno di creare le cosiddette fasi della vita: infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia sono solo categorie del marketing e, nella dimensione da cui proviene Cristina D’Avena, il marketing non esiste perché tutti amano Cristina D’Avena e nessuno ha bisogno di essere intortato per dare soldi a Cristina D’Avena per fare quello che fa, cioè essere stupenda.

Cristina D’Avena, ciononostante, compie gli anni come tutti noi. Il 6 luglio ne fa cinquanta. Adesso, manteniamo la calma: lo so che starete tutti pensando porca-vacca-cinquantaaaaa?! ma vi ricordo che Cristina D’Avena non è della nostra dimensione e i suoi cinquanta corrispondono più o meno ai nostri diciotto.

Per celebrare l’evento, Laurana Editore ha coinvolto un gruppo di scrittrici per tracciare un ritratto della nostra mitica Cristina. Il risultato è Cristina D’Avena. 50 anni di sogni, libro curato da Gabriele Dadati e Marco Drago — grazie ragazzi!

La copertina è questa:

copertina_avena

Una veste grafica non eccelsa ma ci piace molto l’arcobaleno, che riprende il nome del bar dove Cristina e i suoi amici si ritrovavano per una bella cantata nel popolare telefilm “Cristina”, di cui ci riguardiamo molto volentieri la sigla:

 

BARCOBALENO.

 

 

 

Peggy Guggenheim: in libreria una nuova biografia

Ah, il mondo dell’arte, ma quanto è interessante!? Abbastanza. Certo è che il mondo dell’arte non sarà mai interessante tanto quanto la vita di una milionaria eccentrica. Se poi questa milionaria eccentrica è pure una delle figure di spicco della storia dell’arte contemporanea allora KA-BOOM!

Peggy Guggenheim — Un sogno d’eternità cerca di contenere questa esplosione di favolosità. La biografia della ricca ereditiera è scritta da Véronique Chalmet, già autrice delle biografie di Billie Holiday e Frank Sinatra, e pubblicata da Odoya.

Perché la vita di Peggy Guggenheim è favolosa? Ecco cinque motivi:

  1. il padre è morto sul Titanic;
  2. ha viaggiato in lungo e in largo;
  3. ha frequentato praticamente tutti gli artisti dell’avanguardia;
  4. qualcuno se l’è anche sposato;
  5. questa foto:peggy-guggenheim1

Questa, invece, è la copertina del libro:

Chalmet_Guggenheim1

E sarà bello morire insieme di Manuela Salvi

copertina

E sarà bello morire insieme credo sia, purtroppo, uno dei pochi libri di Manuela Salvi che si trovano facilmente in libreria. Se lo trovate, prendetelo, e se non lo trovate, leggetevi l’ebook. E se siete degli insegnanti, o avete la fortuna di avere a che fare con i ragazzi, fateglielo leggere. E sarà bello morire insieme è una specie di rivisitazione contemporanea di Romeo e Giulietta in chiave mafiosa. Bianca è infatti la figlia di un giudice anti-mafia, costretta a vivere nel’ombra del padre, iperprotettivo e distante allo stesso tempo. Manuel è il figlio putativo di un boss, ed è stato educato per diventarlo a sua volta. Entrambi hanno una vita già scritta da altri, in cui lo spazio per esprimersi inizia e finisce con un foglio da disegno. Entrambi hanno infatti la passione per l’arte, ed è proprio sui banchi di un liceo artistico che i due si incontrano. Quando Bianca e Manuel si innamorano, comincia per loro una battaglia contro le aspettative soffocanti e le certezze granitiche con cui sono stati cresciuti, una lotta per l’emancipazione da un mondo di adulti che riescono a ragionare solo per schemi e per opportunità.

Non ricordo come sono entrato in contatto con Manuela Salvi, ma in qualche modo siamo amici su Facebook. Prima di conoscerla come autrice, l’ho conosciuta attraverso i suoi status. Manuela Salvi ha un vero talento per gli status di Facebook: in poche righe riesce a condensare interi mondi, aneddoti, momenti che potrebbero essere anche banali, se non fosse che lei ha il talento dell’interpretazione e della creatività. Quando compare uno status di Manuela Salvi so già che ci troverò dentro un punto di vista originale e fresco, sicuramente lontano dalle opinioni paludate e formali di molti suoi colleghi, ingiustamente più famosi di lei. Insomma, è una delle poche persone che seguo sui social network che riesce sempre a dire qualcosa di intelligente. In E sarà bello morire insieme ho ritrovato la stessa freschezza, la stessa capacità di raccontare qualcosa con grande rispetto nei confronti del lettore e senza ricorrere ai soliti stereotipi. Bianca è una ragazza come tante, non ha i capelli corvini e non ha bisogno di essere salvata da nessuno: ama il mare e andare in giro con lo scooter; Manuel è un ragazzo serio, un po’ ombroso, ma non ha atteggiamenti da bel tenebroso: è un ragazzo nato nella famiglia sbagliata. E sarà bello morire insieme è un romanzo bullshit-free, in cui i luoghi comuni della storia d’amore impossibile sono accantonati per mostrarci con garbo come il male sia intrecciato al bene, e il lieto fine è tale solo quando ce lo si suda, pagandolo a caro prezzo.