Truman Capote: Dove diversi amici, nemici, conoscenti e detrattori ricordano la sua vita turbolenta

PlimptonCAPOTEesec.inddTruman Capote: Dove diversi amici, nemici, conoscenti e detrattori ricordano la sua vita turbolenta è il titolo interminabile scelto per questa biografia scritta dal leggendario George Plimpton e uscita negli Stati Uniti quasi vent’anni fa; solo ora — è uscita il 25 settembre — Garzanti ha deciso di pubblicarla in Italia, fedeli alla linea di riscoperta delle opere di Truman Capote portata avanti negli ultimi anni. La particolarità di questa nuovo lavoro sulla vita di Capote è proprio il taglio del reportage: George Plimpton ha contattato, appunto, “amici, nemici, conoscenti e detrattori” dell’autore di A sangue freddo per ricomporre una personalità piena di luci e ombre.

Chi conosce già il personaggio, nel libro troverà tutto quello per cui è diventato così famoso: l’infanzia scalcagnata con Harper Lee, l’arrivo a New York, l’ingresso trionfale nel jet-set, il successone di A sangue freddo, il mitologico black and white party, il declino, la pubblicazione di Preghiere esaudite. La cosa più interessante di Truman Capote: Dove diversi amici, nemici, conoscenti e detrattori ricordano la sua vita turbolenta è che si tratta del libro che ha dato vita al bellissimo film Infamous, uscito sfortunatamente un anno dopo Capote – A Sangue freddo, a sua volta tratto dall’altra famosa biografia, quella scritta da Gerald Clarke.

Infamous_posterSe Capote – A sangue freddo ha ricevuto tantissima attenzione e miliardi di riconoscimenti — tra cui anche l’Oscar a Philip Seymour Hoffman, che a posteriori ha dimostrato di avere qualche inquietante analogia con Capote — Infamous non se l’è filato nessuno, a torto. Se, infatti, Capote – A sangue freddo era troppo grigio e iperrealista nel tratteggiare Capote e il mondo in cui si muoveva, Infamous riusciva, invece, a rappresentare il periodo di A sangue freddo con più brio e un glamour venato di nostalgia. Quindi, oltre a consigliare la biografia di Pimpleton, consiglio anche, a chi non l’avesse visto, di recuperare Infamous — nel caso disgraziatissimo in cui non dovesse piacervi il taglio scelto dal regista, potrete comunque godervi un cast all-stars con, giusto per fare un esempio, Sandra Bullock nel ruolo di Harper Lee e Isabella Rossellini in quello di Marella Agnelli; il film si apre poi con una chicchissima Gwyneth Paltrow che interpreta Peggy Lee, mentre canta dal vivo tra bicchieri di Martini e fumo di sigaretta.

Elisabetta Gregoraci e il suo debutto in libreria

Si è molto — ma neanche così tanto — parlato del libro di favole che, prossimamente, Elisabetta Gregoraci pubblicherà con Imprimatur. Adesso, non per fare l’avvocato del diavolo, ma è davvero necessario ridicolizzare Elisabetta Gregoraci per un innocuo libro con qualche storiella per bambini? Con questo non voglio minimizzare l’importanza della letteratura per l’infanzia, anzi, ma in Internet ho notato che il tono con cui è stata accolta la notizia variava dallo scandalizzatocome osa quella sciacquetta mantenuta a entrare nel sacro tempio dei libri? — all’ironicoun libro non si nega proprio a nessuno di questi tempi. Io, nella notizia e nei commenti che ha scatenato, vedo solo parecchia provincialità.

Il fatto che un personaggio come Elisabetta Gregoraci pubblichi un libro di fiabe cavalcando la sua nuova immagine di mamma-star dovrebbe essere accolto con uno sbadiglio, al massimo. Madonna ha lanciato questa moda un secolo fa e, lungi dal paragonare una megastar come Madonna alla Gregoraci, nel panorama italiano questo filone non è stato ancora sfruttato in pieno quindi chissene. In caso si dovrebbe discutere sull’efficacia di un’operazione del genere, perché, a livello di immagine, non riesco ad associare Elisabetta Gregoraci a una figura materna. Ad esempio, la stessa operazione è stata fatta anche da Benedetta Parodi, una che è conosciuta da tutti per essere una donna alla mano che lavora come il resto del mondo: è una che fa la mamma senza bisogna di dirlo, lo è e basta, e lo fa con lo stesso spirito con cui fa altre cose; allegra e spigliata, la zia Bene è plausibile nel ruolo di scrittrice di libri per bambini. Elisabetta Gregoraci, invece, dovrebbe fare i conti con il fatto che la sua immagine è quella della bambolona, la solita bella presenza televisiva con troppo makeup; chiamare il figlio Nathan Falco conferma i sospetti su una donna che sembra una star hollywoodiana da operetta.

Ma non è neanche questo il punto. L’aspetto che dovremmo valutare in tutta questa faccenda non sta su un piano fateletterario o editoriale. Al netto delle ragioni di marketing e di immagine, fa tristezza pensare a:

  1. le donne che si identificano al 100% con il ruolo di mamma e non ne escono più — citofonare Camila Raznovich;
  2. la retorica sulla maternità e frasi tipo “come donna penso così e come mamma penso colà” — uomini: non pervenuti
  3. la retorica sull’infanzia come il periodo della felicità certa e indiscutibile — come sapete, amo i romanzi che raccontano l’infanzia per quello che è, cioè il periodo della vita in cui siamo più indifesi rispetto alle brutture del mondo degli adulti, genitori compresi;
  4. il fatto che una persona si avvicini al mondo dell’infanzia solo nel momento in cui ha figli — ma prima di avere figli, non vi piacevano le belle storie, i giochi, la fantasia, il potere dell’immaginazione?

Evidentemente, no.

 

 

 

 

 

 

Novità sull’edizione italiana del nuovo romanzo di Sarah Waters

PayingGuest_DFinalOnlineCome saprete, nel mondo civilizzato è già uscito, da un paio di settimane, The paying guests, il nuovo romanzo della gigantesca Sarah Waters. Il romanzo ha già ricevuto ottime critiche e la trama effettivamente promette bene: protagonista della storia è Frances, ventenne che vive con la madre in una grande casa vittoriana nell’immediato secondo dopoguerra. La famiglia, un tempo benestante, versa in gravi difficoltà economiche, dopo che il capofamiglia è morto di crepacuore per la perdita dei due figli inviati al fronte. Le due donne prendono la decisione di affittare l’ultimo piano del palazzo per tirare su un po’ di soldi. Arrivano quindi i Barber, una giovane coppia di classe sociale inferiore. Lo scontro tra la famiglia di Frances, con tutti gli orpelli e i costumi ormai inutili dell’epoca vittoriana, e quella dei Barber, chiassosa e più disinvolta, porterà a ridefinire l’identità di Frances. Sì, perché la nostra Frances è lesbica e anche Lilian, la signora Barber, non ce la racconta giusta.

Abbiamo allora chiesto alla Ponte alle grazie, la casa editrice che ha pubblicato i lavori precedenti della Waters, se ci sono novità sull’edizione italiana di The paying guests e la risposta è stata questa:

FireShot Screen Capture #137 - 'Richiesta info pubblicazione Sarah Waters - refusistaff@gmail_com - Gmail' - mail_google_com_mail_u_1_#inbox_1487a0f552d0752dUna risposta abbastanza controversa: da una parte ci possiamo rallegrare perché SICURAMENTE sarà tradotto, dall’altra, però, possiamo anche crepare nell’attesa della pubblicazione.

La settimana bianca di Emanuel Carrère

lasettimanabiancaOgni tanto pesco nella sterminata produzione di Stephen King per recuperare un suo romanzo che non ho ancora letto — o di cui non ho ancora visto il film. Questa estate ho letto Le notti di Salem: l’ho trovato un buon romanzo horror, e potrei anche dedicarci un post prima o poi, perché la coppia formata dal vampiro e dal suo assistente merita un’analisi. Comunque, Stephen King, ad un certo punto, fa una considerazione perfetta sull’infanzia, cioè sulla mistificazione che ne fanno gli adulti, sempre pronti a ricordarla come il periodo della spensieratezza e dei giochi, quando la verità è che la condizione normale dell’infanzia è l’alienazione. Ecco, La settimana bianca di Carrère esplora proprio la frustrazione e l’isolamento con cui un bambino affronta una realtà che, nel corso della storia, diventa più angosciante di un incubo.

Nicolas ha dieci anni e sta andando in gita con la scuola sulla neve. Rispetto ai suoi compagni, Nicolas è un outcast: oltre ad essere l’ultimo arrivato in classe, i suoi genitori sono talmente apprensivi da non permettergli nemmeno di fare il viaggio in compagnia degli altri bambini. Timido e ansioso, Nicolas è uno che rischia sempre di finire nel mirino dei soliti bulli. La tremenda settimana bianca è, però, illuminata dall’incontro con il giovane Patrick, un allegro animatore che suscita in Nicolas i primissimi, confusi, turbamenti sessuali. Nel frattempo un bambino del paese scompare e Nicolas, avido lettore di storie inquietanti, comincia a lavorare di fantasia.

La settimana bianca è un noir con il grande pregio di farci ricordare cosa vuol dire essere bambini, in un mondo di adulti che, se ti va bene, sanno almeno farti divertire, e se ti va male, be’, sono complessi assicurati per il resto della vita. La cosa più interessante del romanzo è che riesce così bene a ricreare il magma interiore di un bambino in difficoltà da riportare anche un aspetto che raramente viene considerato, cioè le prime pulsioni erotiche, causa di grande turbamento per il povero Nicolas. La settimana bianca è un bellissimo romanzo, e penso che andrebbe letto, al di là dei meriti letterari di Carrère, per riportare alla memoria quegli aspetti più controversi e oscuri dell’infanzia che si tende, un po’ per retorica e un po’ per autodifesa, a far scivolare nell’oblio.

Weird:5 Stars (5 / 5)
Queer:4 Stars (4 / 5)
Camp:1 Stars (1 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Fantasia:5 Stars (5 / 5)
Media:3.6 Stars (3,6 / 5)