10 costumi di Halloween ispirati ai libri che piacciono a noi

Halloween è la festa più bella del mondo, poche ciance. Dentro c’è tutto: il travestimento, il gusto per il macabro e per la stranezza, i dolci, la pacchianeria hollywoodiana. Halloween è la festa più pop di tutte perché è riuscita a diffondersi anche dove non era tradizione, in virtù del potere suggestivo della fiction. Halloween è l’espressione massima della forza dei libri, dei film e della cultura.

Dopo questo bel cappello da strega introduttivo, vi chiedo: da cosa vi vestite la notte del 31 ottobre? Se volete sbattere in faccia a tutti la vostra passione per i libri, vi do ben dieci suggerimenti:

Frankenstein.

Classico dei classici, Frankenstein è il simbolo del diverso che tutti odiano perché è diverso. Il fatto che sia anche imbarazzante nel look e soprattutto nei modi non aiuta a farsi voler bene.

Dracula/Lestat/vampiro random.

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Anche il costume del vampiro è un grande classico e, con l’epidemia di libri, film e telefilm a tema vampiresco degli ultimi decenni, può sembrare l’idea più stanca di tutte. Bisogna però tener presente che è uno dei personaggi più queer: da quando il Conte Dracula reclama il bel giovane Jonathan Harker — “He belongs to me!” — nel romanzo del 1897 (!), i vampiri si sono quasi sempre presentati come esseri sensuali e disinibiti. Citofonare Anne Rice. Se non è in casa, provate Charlaine Harris.

 

Milady dei Tre moschettieri.

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La più maligna delle maligne, Milady è la femme fatale che non si ferma davanti a niente. Spietata e bellissima, la spia del Cardinale Richelieu, con il suo chicchissimo cappello da sparviero è il non plus ultra dell’eleganza.

 

Fantomas.


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Come si fa a non amare Fantomas, il terrore della borghesia parigina? Sarà per l’atmosfera della gay Paree dei primi ‘900, sarà per il gusto del travestimento, sarà per la mente astuta e controcorrente: Fantomas è il costume ideale per i più sofisticati/retro/hipster di voi.

 

Aschenbach e Tadzio della Morte a Venezia.

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Costume di coppia, ideale per il genere daddy & son. La resa è migliore se il più anziano si ispira all’ultima parte del libro, in cui Aschenbach è tinto, imbellettato, fuso dal caldo e divorato dal colera.

 

Myra Breckinridge.

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Donna transessuale decisa a demolire tutti i miti della virilità, il personaggio di Myra Breckinridge è l’incubo di tutti i tradizionalisti aggrappati a quegli schemi sui ruoli di genere con i quali, dopo decenni di studi e lotte, abbiamo ancora a che fare. Costume ideale per i più battaglieri.

 

Dorian Gray e il suo ritratto dal Ritratto di Dorian Gray.

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Può diventare un ottimo costume di coppia: ci si mette lo stesso vestito da damerino, ma uno si concia il viso come un tossico all’ultimo stadio; se, intorno al viso, si piazza anche una cornice vuota, il successo è garantito.
Frank e Cora del Postino suona sempre due volte.

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Altro costume di coppia, e che coppia! Si amano, si tradiscono, ammazzano, si mollano, si ripigliano: Frank e Cora è la coppia pulp che ha ispirato un intero filone narrativo e che può essere ricreata facilmente con un paio di mutandoni ascellari e una parrucca platino. Enjoy!

 

Albus Silente di Harry Potter.


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Se la Rowling dice che è gay, e che è stato innamorato di Grindelwald, allora è più che lecito tributare Silente con un costume. Le barbe chilometriche ce le avete anche il resto dell’anno, no?

 

Le sorelle Lisbon delle Vergini suicide.

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Se siete un bel gruppo numeroso, con qualche parrucca bionda e delle camicie da notte di vostra nonna potete essere cool a livelli Sofia Coppola.

Quando eravamo froci di Andrea Pini

0204 Quando eravamo froci.qxd:culturaOgni tanto mi piace fare il bravo e leggere dei saggi. Quando eravamo froci è una raccolta di interviste a persone che hanno vissuto i loro vent’anni negli anni ’50 e ’60. In realtà il libro si può dividere in due parti: la prima è un resoconto sulla condizione dei gay italiani dal secondo dopoguerra fino agli anni ’70, mentre la seconda contiene le interviste — purtroppo ampiamente anticipate e spoilerate nella prima parte. Inutile dire che la seconda parte, con i racconti in prima persona, i dettagli e anche i pettegolezzi, risulta molto più vivace e interessante — l’intervista a Paolo Poli vale da sola l’intero libro. Il quadro complessivo che mi sono fatto sull’essere gay in quegli anni anni è qualcosa che sta a metà tra il desolante e il trionfale. Da una parte, infatti, ci sono racconti terribili di persone che hanno vissuto sulla loro pelle gli effetti di cicliche ondate di caccia alle streghe, mentre, dall’altra, sembra che l’Italia fosse una specie di paradiso omoerotico, in cui era normale per gli uomini fare sesso tra di loro in qualsiasi situazione, a prescindere dall’orientamento sessuale — l’importante è che tutto avvenisse al buio, in silenzio e di nascosto.

Ci sono tre elementi che ritornano in tutte le interviste:

  1. l’allusione compiaciuta a una mitologica scopata con un partner dotatissimo;
  2. il senso di disorientamento rispetto alla nascita del movimento gay e la conseguente fine di un’epoca;
  3. La Spezia paradiso terrestre.

Per quanto anche il primo e terzo punto meriterebbero un loro momento di approfondimento, è sul secondo punto che voglio soffermarmi perché è la cosa che dà il senso all’intero libro. Di fatto, esiste un prima e un dopo rispetto a Stonewall, anche in Italia. Nel prima, molto semplicemente, il fatto non esisteva. Quando eravamo froci può sembrare un titolo greve, ma è azzeccato: la parola gay non esisteva, e non essendoci la parola, non c’era neanche il concetto. Le persone si muovevano proprio su questo vuoto. La cosa più importante era che la cosa non si sapesse, che non diventasse di dominio pubblico, perché, a quel punto, si perdeva la faccia per sempre — e i media, al pari con la società, erano di un’omofobia feroce, come dimostrato dalla gogna dei balletti verdi a Brescia. L’ipocrisia era la norma. Il vuoto però permetteva anche una libertà oggi impensabile, perché, anche per chi oggi si definirebbe etero, il fatto di avere rapporti con altri uomini non comprometteva il suo status — tra le righe si intuisce che l’importante era ricoprire il ruolo attivo, in linea con quella sessualità mediterranea ipersessista per cui chi penetra è in ogni caso virile — logica che fa ridere i polli, ma tant’è.

Con l’avvento di un movimento gay organizzato — insieme al femminismo, ai discorsi sui ruoli di genere e sulla sessualità — la società comincia a prendere consapevolezza e, di conseguenza, ci si rende conto che fare sesso con i maschi può essere indice di omosessualità e si può essere etichettati come gay. Da quel momento si alza quindi un muro che separa etero — fino a prova contraria — e gay. Muro che ancora esiste, in barba a tutti gli studi sulla sessualità umana. Certo, come molti intervistati ammettono, questa trasformazione nella società ha di sicuro determinato la fine di quell’epoca di sesso facile, ma ha aperto una fase in cui chi era gay poteva esserlo anche alla luce del sole, senza rischiare processi e manicomi.

Il libro contiene, inoltre, una perla: la prefazione della mitica Natalia Aspesi, in cui finalmente abbiamo un punto di vista femminile sull’argomento, con degli aneddoti dal passato su questi fidanzati un po’ strambi, gentili, pieni di premure e poco interessati al sesso.

L’amante inglese di Sissi

sissiL’ultra-icona principessa Elisabetta d’Austria è la protagonista di un romanzo uscito da pochi giorni in Italia. Il titolo è L’amante inglese di Sissi e, come il titolo suggerisce con mirabile sottigliezza, è la storia di una tresca tra Sissi e un nobile inglese.

Distante dall’agiografia propinata dai gloriosi film degli anni ’50 che la vede protagonista, la principessa Sissi è qui dipinta per quella che era: una donna vanitosa, ossessionata dal proprio aspetto, dalla ginnastica e dalle diete bizzarre. E l’ossessione per l’esercizio fisico sarà galeotto: giunta in Inghilterra per dimostrare le sue abilità di amazzone in una battuta di caccia, quello che la principessa Sissi impallinerà è il capitano Bay Middelton, di dieci anni più giovane, che, come recita la sinossi ufficiale della Sonzogno, è

l’unico in Europa a tenerle testa a cavallo

e qua i doppi sensi si sprecano.

La relazione tra i due è, ovviamente, complicata: l’imperatrice cougar è sposata con quel citrullo di Cecco Beppe, troppo impegnato a tenere insieme i pezzi di un impero scosso da nazionalismi e forze centrifughe, mentre il capitano Bay è fidanzato con una ricca ereditiera.

L’autrice di questo capolavoro annunciato è Daisy Goodwin, autrice ormai specializzata in storie di stronze ricche di fine ottocento, di cui Sonzogno ha già pubblicato L’ereditiera americana, il suo romanzo di debutto.

Condannati gli editori di Lea Di Leo

Da anni, ormai, si parla di un fantomatico libro della pornostar Lea Di Leo, pieno di dettagli “piccanti”, come dicono i veri giornalisti. Purtroppo per noi, più che del libro si parla dei guai giudiziari che hanno coinvolto gli editori. Il libro poteva diventare una specie di Preghiere esaudite dell’erotismo di provincia ma, da quando hanno sequestrato le bozze tre anni fa, non si sa più nulla sulle sue sorti.

996dfaa0Si sanno invece molte cose sull’attività illecita messa in piedi dalla Imart Editore, come è emerso dal processo che ha visto gli editori condannati per tentata estorsione ai danni dei cosiddetti VIP. Il giudice ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione Giuseppe Aleci, presidente e direttore commerciale della Imart e  Gaspare Richichi, direttore editoriale. In pratica, i due chiedevano ai protagonisti dei racconti di Lea Di Leo di acquisirne i diritti editoriali, per cifre che andavano dai diecimila ai quarantamila euro, ed essere cancellati quindi dall’edizione finale del libro, poi mai giunta in libreria.

UPDATE Lea Di Leo mi ha contattato su Twitter per chiedermi di togliere questo post che lei ha trovato offensivo. Ho tolto allora la parte in cui parlavo di lei perché Lea è un mito: non voglio infastidirla e vorrei incontrarla in un posto più allegro di un tribunale.