Il merdone di Annie Proulx contro alcuni fan di Brokeback Mountain

Annie-Proulx-006In una bella intervista-fiume del Paris Review, Annie Proulx si è tolta un bel macigno dalla scarpa. L’autrice del racconto lungo che, in seguito, è diventato I segreti di Brokeback Mountain, quel capolavoro di Ang Lee che tutti conosciamo e amiamo e veneriamo etc., è sbottata contro quei fan che non riescono ad accettare il finale tragico della storia, dicendo che ormai

i protagonisti vivono di vita propria

Incalzata su questo punto, la Proulx è arrivata a dire che, adesso, vorrebbe non aver scritto quella storia. Annie ma cosa dici?!

È sta una fonte di scocciature e problemi e fastidi da quando è uscito il film. Prima del film andava tutto bene.

Quali sarebbero questi problemi e fastidi?

Troppa gente ha completamente frainteso il senso della storia. Penso sia importante lasciare ai lettori dei vuoti nella storia così da poterli riempire sulla base delle proprie esperienze, ma sfortunatamente il pubblico che Brokeback ha conquistato maggiormente è quello che ha una fervida fantasia. E una dei motivi per cui sono così refrattaria a proposito è che parecchi uomini hanno deciso che la storia avrebbe dovuto avere un lieto fine. Non riescono ad accettare il finale — non ce la fanno proprio. Quindi riscrivono la storia, con ogni sorta di fidanzati e amanti eccetera dopo che Jack viene ucciso. E questa cosa mi fa impazzire. Non capiscono che la storia non è su Jack ed Ennis. È sull’omofobia; sulla condizione sociale; sulla mentalità e sull’etica del luogo. Non lo capiscono. Non saprei dirti quanta di questa roba mi arriva come se si aspettassero che io dicessi, Proprio bello, se soltanto avessi avuto prima la consapevolezza per scriverlo così. E cominciano tutti allo stesso modo — Non sono gay, ma… Il sottinteso è che siccome sono uomini allora capiscono meglio di me come queste persone avrebbero dovuto comportarsi. E forse hanno ragione. Ma non è la storia che ho scritto. Non sono i loro personaggi. I personaggi appartengono di diritto a me.

La traduzione è mia, pietà.

Insomma, ragazzi, smettetela di far incazzare Annie Proulx e mettetevi l’anima in pace: Jack è morto, purtroppo, e quello che l’autrice sta cercando di dire — con fin troppo garbo, considerata la fatica che le è costata creare un signor racconto come questo — è che Jack è morto per salvarci tutti, per dirci che viviamo in una società che è ancora in larga parte omofoba, e che il lieto fine ce lo si guadagna, non è una cosa che viene data semplicemente perché ci piace fantasticarci sopra. Ok? Don’t mess with Annie.

Tigri e diavoli di Sean Kennedy

tigersdevilsitlgWOW. Lo dico subito forte e chiaro: TIGRI E DIAVOLI È UN ROMANZO STUPENDO. In sostanza, il libro, ambientato a Melbourne, parla dell’inizio della relazione tra Simon, giovane direttore di un festival cinematografico, e Declan, stella del football australiano. Simon è uno a cui piace fare il cinico e il disilluso, uno che bazzica l’ambiente dei cosiddetti alternativi — si usa ancora questa espressione? —  degli artisti e degli intellettuali; Declan, con la sua disciplina da atleta e la cordialità di chi fa sport di squadra, è perennemente al centro dell’attenzione, tra l’adulazione perpetua dei fan e l’immagine stereotipata di virilità che è costretto a rappresentare. La professione di Declan, quindi, pone alla loro storia non pochi problemi, tra i quali il più pressante è la mancanza totale di una dimensione pubblica. Il football australiano è il corrispettivo del nostro calcio: uno sport per uomini, in cui non sono ammesse né sfumature né eccezioni allo schema del maschio alfa eterosessuale. Non è solo Declan, però, a complicare il rapporto: anche Simon, con il suo carattere introverso e spigoloso, crea non pochi problemi.

Allora, i motivi per cui questo libro mi è piaciuto da pazzi sono diversi. La cosa più bella di Tigri e diavoli è che, quando sembra che la storia sia ormai conclusa, frega tutti e ricomincia in maniera ancora più avvincente. Stupire il lettore in questo modo penso che sia una delle cose più belle nei romanzi e succede, purtroppo, pochissime volte. Altro elemento fondamentale è la credibilità; ho notato che spesso i romance M/M hanno la tendenza a esagerare le situazioni e i sentimenti: a me piace leggere storie sopra le righe, ma penso che la cosa abbia, a volte, un prezzo: i protagonisti possono sembrare, infatti, poco convincenti, delle figurine bidimensionali. Nel caso di Tigri e diavoli, la storia è raccontata in maniera così delicata e onesta, che il lettore non può che simpatizzare con tutti i protagonisti della storia, ognuno a suo modo umano, sfaccettato, con i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi scazzi. Infine, ho trovato l’ambientazione australiana un’idea fresca, che si riflette anche nel tono con cui è raccontata la vicenda, intrisa di una garbata tenerezza e anche di un umorismo acuto e sottile.

Insomma, Tigri e diavoli ha parecchi elementi positivi, tutti molto ben calibrati. Volendo, potrei aggiungere che il libro affronta anche temi importanti come l’omosessualità nello sport e l’ingerenza dei mass media nel nome del diritto di cronaca, come fanno i giornalisti e i blogger quando vogliono darsi un tono, ma, davvero, chi se ne frega? È un romanzo bellissimo con dei protagonisti che si fanno voler bene dopo poche pagine, e questa è la cosa più importante. E la cosa più bella è che Simon, Declan e i loro amici torneranno nel corso del 2015 nel seguito di Tigri e diavoli. Non vedo l’ora.

Weird:3 Stars (3 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:2 Stars (2 / 5)
Fantasia:4 Stars (4 / 5)

Storie di strascichi #1: Drastik Queen, rigorosamente sovrane

Per risollevare un locale minacciato da dieci milioni di debiti, un gruppo di amici organizza uno spettacolo molto particolare.

Non è il soggetto di un film, ma la nascita delle Drastik Queen.

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Per quanto l’happy end sia mancato per il locale, da quel giorno del 1997, le drag pisane hanno continuato a far gruppo nonché spettacolo, nonostante la diaspora del circolo; da qui il nome: un omaggio alle lesbiche separatiste con il motto “Non siamo lesbiche drastiche, ma drag queen separatiste”. Un’evoluzione che è passata, col tempo, dall’amatoriale al professionismo, dagli inizi in cui le neo-drag compravano abiti sui mercatini dell’usato e i primi spettacoli in vernacolo, al “Coast to Coast” verso la riviera romagnola:

Era una manifestazione itinerante dove cinque drag queen giravano per l’Italia su una roulotte leopardata rigorosamente en travesti, prendendo ispirazione dal celebre film Priscilla, la regina del deserto. La novità non era solo lo spettacolo in sé, ma soprattutto l’insieme di elementi diversi tra loro che offrivano uno spettacolo nello spettacolo, con canzoni dal vivo, scenette ad personam e un’ambientazione salottistica della roulotte sempre aperta a tutti all’interno del locale ospite.

roll_ese01.inddFino al concepimento di show elaborati per spettatori (etero)genei e all’approdo a “Zelig”, quando, col cabaret, le Drastik hanno completato l’offerta al pubblico:

Due ore di spettacolo nel tempio del divertimento italiano dove abbiamo tirato fuori una parte di noi mai sperimentata: il cabaret, il teatro, ovvero quella parte di spettacolo che nei classici drag show viene usata molto marginalmente. Ci siamo ritrovati a scrivere di nostro pugno dei testi che potessero essere all’altezza della situazione senza dimenticare la nostra identità, siamo dovuti diventare autori, registi, sceneggiatori, scenografi e coreografi — costumiste lo eravamo già. Qui nasce “Colabroadway, lo spettacolo che fa acqua da tutte le parti“, un pout-pourri di immagini, brani e scene deliranti con personaggi e situazioni che si avvicendano sul palco, dove, in un primo momento, i protagonisti delle favole si rincorrono in dissacranti episodi, fino a evolvere in un altrettanto delirante talk-show con ospiti del mondo dello spettacolo visti in chiave surreale.

A tutt’oggi, le Drastik Queen propongono cene-spettacolo d’intrattenimento variegato e colorato che vanno dal musical al varietà, attraverso celebri brani musicali del panorama italiano e internazionale, ma si rivolgono anche alla parodia, alla tv, al cinema, ai talk-show, sempre senza dimenticare l’interazione con il pubblico, che varia a seconda dell’occasione da festeggiare — matrimoni, anniversari, compleanni, addii al celibato/nubilato, convention, feste aziendali — per cui i cambi d’abito sono a tema. Sempre briose e mai volgari, sono adatte a un pubblico che va dalla scuola materna alla casa di riposo.

Il trio, vario e multicolore pure nella struttura, è composto dall’ironica Sheila De Rose, la fatale Lauren De Glamour e l’irriverente Marchesa.

Sheila nasce da una cerca nei cesti dell’Autogrill,

fulminata da un cd di Sheila B. Devotions e la vhs di La guerra dei Roses. Attenta allo stile forzatamente bicolore a toni rossi o blu, con accenti rigorosi nella scelta musicale: pronta a interpretare, con il cuore, con la mente, con il corpo, con il vestito, qualsiasi brano che abbia una spiccata chiave ironica o che possa permetterle di inserirne una tutta sua. Interagire con gli spettatori la porta a sperimentare ogni volta la sua forma artistica migliore, con cui riesce, grazie ai suoi ammicchi, i suoi sorrisi e spesso con le sue “strampalature”, a strappare un sorriso e a ottenere un plauso e un applauso generale.”

Dice di lei la Marchesa:

Oltre due metri di drag queen scintillante, l’anello di congiunzione fra un Pierrot e una cascata di Swarovski.

L’indole di Lauren è invece più eccessiva e provocatoria, nella ricerca della perfezione tecnica e dell’intoccabilità. Trucco pesante da dominatrice spietata, risposte caustiche da acida provocatrice, look aggressivo, elegante ma sfrontato, Lauren non trattiene il suo lato borioso e antipatico.

Non sono nata per far ridere qualcuno, ma per emozionare, nel bene o nel male. Con me non ci potranno mai essere mezze misure. O mi si odia o mi si ama! E a chi mi chiede qual è il mio sogno da drag queen rispondo: Entrare su un palco buio con uno spot puntato su uno sgabello, cantare una canzone tristissima e andarmene via, senza guardare in faccia nessuno!

Nata con un asciugamano in testa e nove metri di tende addosso, è diventata una sorta di ibrido fra una tigre e La Principessa sul pisello. La compagna Sheila la descrive così:

Tanto selvaggia nell’anima quanto elegante nella figura. Una precisione squisita nell’interpretare ogni cosa le passi nella mente, dal lirico al metal. Di lei piace tutto, dalla calza al sorriso  — quando lo fa — dal bracciale tempestato di pietre — false — allo spirito che mette nel fare una qualsiasi performance. Bella da guardare, ma da non toccare!

drastik4Dive come Marlene Dietrich e Rita Hayworth, i pettegolezzi e il cinema dell’epoca aurea di Hollywood, sono invece l’ispirazione primaria della Marchesa, che si pone tuttavia come il trait d’union fra queste star e le “sfigatelle” troppo grasse e troppo out per salire alla ribalta,

nouvelle Fontana di Duchamp, pisciatoio eletto a opera d’arte, la Marchesa crea un nuovo modo di fare spettacolo, non solo lipsynch e coreografie limitate da tacchi e parrucconi. Un bizzarro prototipo di artista da intendersi come pagliaccio intellettuale sempre pronto a proporsi in maniera inaspettata, anche solo per il piacere di essere diverso dal normale elevando l’anormalità, intesa come rifiuto di qualsiasi norma, a pratica sia di arte sia di vita.

Lauren pensa della Marchesa che

qualunque sia la sua immagine, piace perché è il ritratto della veracità. Che sia bambola o sciantosa, la sua verve attira e coinvolge come fosse una maitresse da saloon.

Le Drastik Queen sono tra i soci fondatori dell’ACIDQAS (Associazione Culturale Italiana Drag Queen, Affini e Sostenitori). Per saperne di più e tenersi aggiornati sugli eventi, potete seguire la loro pagina Facebook.

La strana vita di Miss Peggy Lee

is-that-all-there-is-9781451641684_lgScopro solo oggi, con questa bella intervista all’autore, che un mese fa è uscita negli Stati Uniti una biografia di Peggy Lee. Is That All There Is? The Strange Life of Peggy Lee è il titolo di questo libro che sembra rivelare particolari non proprio felici sulla cantante di megahit immortali come Fever e Why don’t you do right?(Get me some money too).

James Gavin, l’autore, è specializzato in biografie: ha scritto anche quelle di Lena Horne e Chet Baker. Per Peggy Lee il taglio scelto non è incensante o celebrativo, o comunque non in un senso tradizionale. Is That All There Is? celebra infatti Peggy Lee come artista riportando sia le luci che le ombre del suo carattere e della sua carriera, con lo scopo di renderla più umana e di comprendere la sua arte a un livello più profondo. Questo è quello che dice Gavin, ed è molto bello ma, James, a chi cazzo vuoi darla a bere? Lo sappiamo tutti che una biografia senza un po’ di pepe è roba che non vale niente. Ecco quindi che Is That All There Is? rivela una natura ben lontana dall’immagine ufficiale di Miss Peggy Lee, la donna che ha ispirato questo personaggio:

Miss-piggy

Una bionda egocentrica incline al romanticismo? Sì, ma anche una stronza vendicativa e prepotente, con una grande passione per gli eccessi da diva. Ho detto proprio la parola magica: DIVA. Confidiamo in un’edizione italiana.

Come siamo diventati così ossessionati dalle celebrità?

guidaÈ da poco uscito per Sellerio un libro che ha nel titolo già tutto il divertimento: Guida pettegola al teatro francese del Settecento. Fantastico.

Questa guida, scritta da Francesca Sgorbati Bosi, esplora il momento in cui, nella storia dell’umanità, è nato il fenomeno della fascinazione verso la categoria degli attori. Fino al Settecento chi faceva teatro era considerato uno sfigato, soprattutto perché era un mestiere osteggiato dalla Chiesa — tanto per cambiare. Durante l’Illuminismo, però, la concezione dell’attore ha cominciato a cambiare. Se vogliamo rintracciare gli inizi del divismo dobbiamo, quindi, partire da questo secolo.

L’attenzione del pubblico è catalizzata soprattutto dalla vita sopra le righe: l’attore, con i suoi gusti eccentrici, il libertinaggio, le spese pazze, è protagonista delle cronache e dei salotti. La fama dell’attore, per la prima volta nella storia, non dipende solo dal talento recitativo dimostrato sul palcoscenico, ma anche, e soprattutto, dal gossip. Guida pettegola al teatro francese si basa proprio sulle cronache del tempo, con estratti da gazzette, fogli clandestini, pamphlet vietati, memorie segrete, relazioni, verbali di polizia, processi, epistolari.