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Ho letto Holding the man, il libro preferito di Sam Smith

In realtà non so se sia il suo libro preferito in assoluto, però, qualche settimana fa, Sam Smith ha pubblicato questa cosa su Instagram:

Holding The Man. I’m going to try to put this into a short paragraph. But I could talk about this all day. I can’t tell you all enough how much this book and film have meant to me over the past half a year. This project and piece of work is the most breathtaking thing I have ever seen. As a gay man, it’s very difficult sometimes to find films that I can properly and truly relate to. Although I can’t relate to the awfully sad ending to Tim and Johns story. The most powerful thing for me was how this book captured what it’s like to grow up gay and all those confusing scary and amazing moments I had coming out and realising who I was. And THIS FILM has captured that, and has captured Tim and Johns story so perfectly. PLEASE watch this film when you can. And please spread the word. I long for the day when there are way more films about gay relationships, straight relationships, bisexual and transgender relationships and life stories. But for now support THIS film. Because this book and film pretty much changed my life. Hope I kept it to a short paragraph. Big up to my boys @rycorr and @craigmstott (that’s his twitter) and Neil Armfield and everyone involved xx all my love xx oh and thank you to my bezzie @trentoz for introducing me to this, I love you x

Una foto pubblicata da Sam Smith (@samsmithworld) in data:

 

Tutto questo entusiasmo non può essere ignorato. Ho deciso, quindi di leggere Holding the man, libro che non ha ancora un’edizione italiana. Leggerlo in inglese non è un’impresa: lo stile è molto lineare, diaristico, con frasi brevi e un lessico relativamente semplice.

9780143202820Holding the man è, in sostanza, l’autobiografia di Timothy Conigrave, attore australiano venuto a mancare nel 1994. Il libro si concentra, soprattutto, sulla relazione tra Timothy e John Caleo, suo compagno fin dai tempi delle superiori.

La prima parte del libro sembra la versione gay di un film di John Hughes, ambientato però nella Melbourne degli anni ’70: c’è tantissima tenerezza e goffaggine adolescenziale mentre il protagonista prende consapevolezza della propria sessualità e, infine, si scopre innamorato di John, il capitano della squadra di football della scuola. I primi anni della loro relazione sono un sogno colorato di rosa Big Babol.

Nella seconda parte di Holding the man il registro cambia in modo drammatico. Dopo un periodo di separazione, Tim e John ritornano insieme e si trovano a dover affrontare l’epidemia di AIDS. Dopo essere risultati entrambi positivi al test per l’HIV, inizia un viaggio infernale nella malattia, riportato con minuziosità in ogni dettaglio. Holding the man diventa, infine, una cronaca del disfacimento fisico della coppia, mentre il loro sentimento diventa sempre più forte e disperato. Leggere questa parte del libro significa regalarsi momenti di pura angoscia.

Holding the man è un libro onesto, che non risparmia niente al lettore, perché scritto, probabilmente, con l’intenzione di lasciare una traccia profonda, una testimonianza più storiografica che biografica. Lo stile schietto e minimale crea un’empatia immediata nei confronti dei protagonisti e della loro storia straziante e molto bella; effettivamente, non è difficile capire perché Sam Smith sia rimasto così colpito quando ha visto l’anteprima del film.

Dopo essere diventato uno spettacolo teatrale, Holding the man è, infatti, anche un film: uscirà nei cinema australiani nei prossimi giorni. Questo è il trailer:

Piangeroni:4 Stars (4 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
TeenageDream:5 Stars (5 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Tenerezza:5 Stars (5 / 5)
Malattia:5 Stars (5 / 5)

Piaghe incurabili: Paola Maugeri

L’ex-VJ dai gusti musicali orrendi diventata una DJ radiofonica dai gusti musicali orrendi nota come Paola Maugeri si è creata una fama parallela come scassapalle alimentare fighetta modaiola alternativa.

Prima, prendendola larga, ci ha spiegato quanto sia chic e divertente vivere come dei miserabili con questo libro:

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Staccare del tutto il contatore, invitare gli amici a giocare in salotto con un maglione in più, inventarsi il nuovo frigorifero nell’intercapedine della porta di una bellissima casa di ringhiera, portare il proprio figlio in gita sul camion della spazzatura per controllare il ciclo dello smaltimento della raccolta differenziata. A Milano.

Un incubo. Poi è arrivato il ricettario della mestizia, presentato in chiave rock perché, a quanto pare, presentare una cosa come “rock” la rende più appetibile:

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In queste pagine ho raccolto i miei piatti vegani preferiti tra antipasti, primi, secondi e dolci, e per ognuno ho suggerito una canzone. Perché la musica è l’altra mia grande passione. Ma anche perché penso che la cucina vegana sia profondamente rock.

Infatti, cara Paola, proprio come la cucina vegana, il rock molto spesso fa cagare.

Da poco è uscito il suo ultimo libro, Alla salute!, presentato da questo video:


Secondo Paola Maugeri, tutto quello che è naturale è buono:

Io sono convinta che la natura sia perfetta!

E noi invece siamo convinti che la retorica sulla natura ha rotto le palle. La natura non esiste quando si parla di esseri umani e di questo se ne deve fare una ragione Paola Maugeri, tanto quanto i cattofascisti della “famiglia naturale”: siamo animali razionali, tecnici, privi di istinto. Inoltre, se dobbiamo dirla tutta, la natura è terribile e dovremmo averne tutti paura invece di vezzeggiarla come una bambolina: gli uragani sono la natura; le malattie infettive sono la natura; i ragni velenosi sono la natura. Inoltre, tutta la frutta e la verdura che si vede nel video è il risultato di una selezione operata dall’uomo nel corso dei secoli proprio perché la natura non è perfetta quindi shut up.

Non sappiamo nulla del cibo che mangiamo: un cibo raffinato, processato, industrializzato, riempito di ingredienti sinistri e sconosciuti.

Perché il consumatore medio di cibo sa quali sostanze ci sono negli spinaci e nelle arance? No. Ma, soprattutto, dove sta scritto che gli agglomeranti e i conservanti non sono sostanze naturali come quelle contenute nelle mele?

Insomma, sicuramente i beveroni — smoothies — di Paola Maugeri sono molto nutrienti e buoni, ma tutta questa retorica reazionaria, pseudo-scientifica e anti-tecnologica sarebbe da buttare direttamente nell’umido — e poi farsi una gita sul camion della nettezza urbana.

Il libro di Ferzan Ozpetek è proprio come i suoi film

ozpetek_sei_la_mia_vitaCioè sentimentali, sopra le righe, inutilmente poetici e, forse proprio in virtù di queste caratteristiche, gli unici in grado di raccontare qualcosa della comunità LGBT a un pubblico che con due risate e una lacrimuccia lo fai sempre contento — anche io faccio parte di questo pubblico.

Sei la mia vita è composto da una serie di aneddoti, narrati con l’intento di conservare i ricordi più preziosi di Ozpetek, in una specie di estremo atto d’amore nei confronti del suo compagno, gravemente malato — siamo in territorio Julianne Moore e Still Alice.

Il contesto e il tono della narrazione scivolano con facilità nel patetico, ma va premiata la generosità di aprirsi senza paura di essere giudicati, mentre non apprezzo molto l’insistenza di dispensare massime e riflessioni filosofiche sulla vita in maniera gratuita e lirica, e trovo abbastanza pesante il narcisismo, seppur comprensibile, di ricordare ripetutamente i successi ottenuti — abbiamo capito che sei famoso, mollaci un attimo, Ferzan.

71MFo3BpWKL._SL1500_La prospettiva corretta per affrontare questo libro è quella di leggerlo come un viaggio nel lavoro creativo di un regista: gli aneddoti raccontati non sono altro che gli spunti da cui Ozpetek è partito per realizzare i suoi film. Questo pastone di storie, persone, cinema ed esperienze è, alla fine del giro, la sostanza in cui è immerso Ozpetek, una persona che sembra vivere esattamente come dirige i suoi film. Se si legge con questo spirito, Sei la mia vita diventa un’autobiografia riuscita nel suo intento di consegnare il senso di un’esistenza.

Weird:1 Stars (1 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:2 Stars (2 / 5)

Scandalo? Qualcuno ha detto scandalo?

Ogni tanto gira la notizia di un film che deve uscire, tra poco, ma no, prossimamente, tra un mese, e poi no, è tra sei mesi però, intanto, viene proiettato al Festival della Pera Cotta, e insomma alla fine non se ne sa più niente, nessuno lo vede e addio.

Effie_Gray_Poster_1a_È il caso di Effie Gray, film con Dakota Fanning ed Emma Thompson tratto dal libro Effie Gray. Storia di uno scandalo di Suzanne F. Cooper.

SCANDALO!

Lo scandalissimo raccontato nel libro è quello che vede protagonista John Ruskin, il celebre critico d’arte. Effie Gray, la moglie, non solo l’abbandona — e già questo, per la Londra vittoriana del XIX secolo, sarebbe stato uno scandalo sufficiente per riempire le bocche fino al processo di Oscar Wilde — ma addirittura rende pubblica la motivazione dell’abbandono: il matrimonio non è stato consumato.

ERA GAY! Magari: la faccenda non è mai stata chiarita fino in fondo, ma pare che Ruskin fosse orripilato dal corpo di Effie perché era pedofilo e ossessionato dai corpi femminili non ancora completamente sviluppati. Effie, quindi, vera eroina vittoriana, aveva tutte le ragioni del mondo per smerdare pubblicamente il marito. Non contenta, la nostra Effie era anche innamorata di John Everett Millais, giovane protetto di Ruskin e autore di uno dei miei dipinti preferiti di tutti i tempi:

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un quadro che mi viene sempre in mente quando ho una di quelle giornate in cui, come ti giri, pesti merda.

Effie Gray. Storia di uno scandalo è stato pubblicato il 28 maggio dalla Neri Pozza, anche se la prima edizione risale al 2012.

 

Il regista dello Sconosciuto del lago ha scritto un libro e adesso possiamo leggerlo tutti

Ci è piaciuto tantissimo Lo sconosciuto del lago, questo è un fatto. C’erano tutte quelle menate che hanno sempre ragione di esistere: mistero, attrazione, sesso, amore e morte. Non si può mai sbagliare con queste cose. Mai. Ma proprio mai. Con l’accoppiata  sesso/morte, poi, ci si fa colazione, pranzo e cena, proprio.

Alain Guiraudie, il regista dello Sconosciuto del lagoSconosciuto, per gli amici — sembra che abbia sviluppato ulteriormente questi temi anche in Qui comincia la notte, il suo romanzo d’esordio, pubblicato da poco dalla Clichy. Così recita la sinossi:

Una sorta di «ballata» sui bordi dell’abisso che unisce crudo realismo e umana morbidezza in una chiave che ricorda molto da vicino il Genet di Querelle de Brest. Al centro della vicenda, un torbido triangolo amoroso che vede protagonisti tre uomini, i loro inspiegabili sentimenti e le loro insolite pulsioni: Gilles, omosessuale quarantenne confuso e succube delle proprie paranoie; Pepé, novantenne annoiato e nostalgico delle proprie origini occitane; il «capo», poliziotto violento e in cerca di dominio, apparentemente in pace con la propria omosessualità ma in realtà preda di un contorto e misterioso fantasma. Gilles non capisce quale sia la natura di questo suo duplice sentimento, anche se forse si tratta semplicemente d’amore, e così si sovrappongono e si scontrano il suo rapporto quasi esclusivamente platonico con Pepé e quello fisico e passionale con il «capo», in uno sprofondare distruttivo e alla fine inevitabilmente letale. Un romanzo unico, sconvolgente, che con forza ma anche con estrema dolcezza affronta ogni forma d’amore, anche quelle più indicibili e complesse, ma soprattutto esplora con coraggio lo spettro della solitudine e dell’indifferenza.

C’è pure la parola TORBIDO, cosa volete di più? Questa, invece, è la copertina:

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Una copertina che di torbido ha molto poco e, quindi, per creare un po’ di equilibrio in questo mondo sempre sull’orlo del collasso, vediamo questa immagine presa dallo Sconosciuto del lago:

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Torbidissima.