Archivi categoria: Favoloso

Isbn pubblica una nuova edizione delle fiabe di Oscar Wilde ed è stupenda

Domani, 20 novembre, sarà un grande giorno per i fan di Oscar Wilde, lo scrittore più citato a caso di tutti i tempi. Per la prima volta le due favolose raccolte Il principe felice e Una casa di melograni saranno incluse in un’unica edizione, curata dalla Isbn — casa editrice in grado di confezionare libri così belli da far tornare la voglia di spendere soldi per un’edizione cartacea.

Il titolo di questa mega-raccolta è Il principe felice e altri racconti e, oltre alle nove fiabe di Wilde, ha delle illustrazioni fantastiche e molto tenere, tipo questa:

principefelice

L’autrice è Cristina Pieropan, illustratrice bravissima che lavora sia in Italia che all’estero.

Will ti presento Will di John Green e David Levithan

Per essere un libro scritto a quattro mani, Will ti presento Will è un romanzo abbastanza debole. L’idea di base è questa: due protagonisti, entrambi con lo stesso nome — Will Grayson —, che non si conoscono e vivono esistenze parallele senza conoscersi; ciascun autore segue un personaggio, alternandosi i capitoli. Potrebbe essere una buona idea, se non fosse che non ha nessun senso se non quello di essere uno sterile esercizio di stile. Chi, da questa impostazione, si aspetta infatti una sorta di indagine sul tema dell’identità, è meglio che cerchi altrove. I due Will sono talmente speculari nella piattezza delle proprie fisime adolescenziali che non ci si rende nemmeno conto che sono due personaggi diversi fino al momento dell’incontro tra i due. Non so se è un effetto voluto, ma il risultato è davvero fumoso. Il primo Will Grayson è un liceale confuso e abulico, mentre il secondo è un liceale confuso e depresso. Eh.

wilLA unire i due Will, un terzo personaggio, Tiny, migliore amico del primo Will e fidanzato del secondo. Tiny dovrebbe essere, nelle intenzioni, il vero protagonista del romanzo. Ogni due righe ci viene ricordato quanto è grosso Tiny, quanto è gay Tiny, quanto è favoloso Tiny, quanto sia importante per lui mettere in piedi un musical ispirato alla sua vita — cioè quella di un grosso gay in cerca dell’amore. I due Will sono quindi travolti dall’esuberanza e l’irruenza di Tiny e, fatti i conti con la sua presenza ingombrante, riescono a sciogliere i nodi delle loro vite.

Will ti presento Will è in sostanza un romanzo soffocato da quella melassa tipica delle produzioni americane per ragazzini senza avere però il brio e l’ispirazione delle cose più riuscite. I due Will sono noiosi, quasi antipatici, mentre Tiny è fasullo e zuccheroso; gli altri personaggi sono poco più di manichini con un nome. La trama è annacquata, non c’è tensione e, soprattutto, manca quella vera maturazione dei personaggi necessaria in un romanzo di formazione. Voi direte: ma fa proprio schifo ‘sto Will ti presento Will! No, non fa schifo, anzi, si fa leggere senza difficoltà ma, se non si ha quindici anni, può risultare un romanzo molto vacuo.

Weird:2 Stars (2 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Camp:4 Stars (4 / 5)
Sesso:0 Stars (0 / 5)
Fantasia:0 Stars (0 / 5)
Media:1.8 Stars (1,8 / 5)

E sarà bello morire insieme di Manuela Salvi

copertina

E sarà bello morire insieme credo sia, purtroppo, uno dei pochi libri di Manuela Salvi che si trovano facilmente in libreria. Se lo trovate, prendetelo, e se non lo trovate, leggetevi l’ebook. E se siete degli insegnanti, o avete la fortuna di avere a che fare con i ragazzi, fateglielo leggere. E sarà bello morire insieme è una specie di rivisitazione contemporanea di Romeo e Giulietta in chiave mafiosa. Bianca è infatti la figlia di un giudice anti-mafia, costretta a vivere nel’ombra del padre, iperprotettivo e distante allo stesso tempo. Manuel è il figlio putativo di un boss, ed è stato educato per diventarlo a sua volta. Entrambi hanno una vita già scritta da altri, in cui lo spazio per esprimersi inizia e finisce con un foglio da disegno. Entrambi hanno infatti la passione per l’arte, ed è proprio sui banchi di un liceo artistico che i due si incontrano. Quando Bianca e Manuel si innamorano, comincia per loro una battaglia contro le aspettative soffocanti e le certezze granitiche con cui sono stati cresciuti, una lotta per l’emancipazione da un mondo di adulti che riescono a ragionare solo per schemi e per opportunità.

Non ricordo come sono entrato in contatto con Manuela Salvi, ma in qualche modo siamo amici su Facebook. Prima di conoscerla come autrice, l’ho conosciuta attraverso i suoi status. Manuela Salvi ha un vero talento per gli status di Facebook: in poche righe riesce a condensare interi mondi, aneddoti, momenti che potrebbero essere anche banali, se non fosse che lei ha il talento dell’interpretazione e della creatività. Quando compare uno status di Manuela Salvi so già che ci troverò dentro un punto di vista originale e fresco, sicuramente lontano dalle opinioni paludate e formali di molti suoi colleghi, ingiustamente più famosi di lei. Insomma, è una delle poche persone che seguo sui social network che riesce sempre a dire qualcosa di intelligente. In E sarà bello morire insieme ho ritrovato la stessa freschezza, la stessa capacità di raccontare qualcosa con grande rispetto nei confronti del lettore e senza ricorrere ai soliti stereotipi. Bianca è una ragazza come tante, non ha i capelli corvini e non ha bisogno di essere salvata da nessuno: ama il mare e andare in giro con lo scooter; Manuel è un ragazzo serio, un po’ ombroso, ma non ha atteggiamenti da bel tenebroso: è un ragazzo nato nella famiglia sbagliata. E sarà bello morire insieme è un romanzo bullshit-free, in cui i luoghi comuni della storia d’amore impossibile sono accantonati per mostrarci con garbo come il male sia intrecciato al bene, e il lieto fine è tale solo quando ce lo si suda, pagandolo a caro prezzo.

R.J. Palacio: Wonder

wonder_copertinaQualche anno fa, mentre andavo a lavoro di corsa, mi è capitato di incrociare lo sguardo di una persona che stava aspettando la metro. Il volto era deforme, con i tratti quasi cancellati e la pelle ispessita dalle cicatrici. Io ero immerso nei miei pensieri e, complici il sonno, la tensione già al massimo dopo venti minuti dal risveglio e una generale stanchezza di vivere, mi sono spaventato con un vero e proprio fremito. Insomma, ho fatto un colpo, e si è visto. Ho provato quindi molta empatia quando ho letto come è venuta l’idea di Wonder all’autrice, R.J. Palacio:

L’idea mi venuta nel 2007 quando ero seduta su una panchina con i miei due figli e ho visto passare una bambina che aveva evidentemente la sindrome di Treacher-Collins, una rara malattia ereditaria che colpisce le fattezza di una persona lasciando inalterato tutto il resto. Ciò che mi ha colpito non è stata la ragazzina ma la mia reazione: sono stata presa dal panico, temevo che mio figlio di tre anni vedendola avrebbe reagito urlando come aveva fatto alla festa di Halloween. Mi sono alzata di scatto come punta da una vespa, ho chiamato l’altro figlio mi sono allontana di corsa. Alle mie spalle ho sentito la madre della ragazzina che con voce molto calma diceva ”Forse è ora di tornare a casa”. Mi sono sentita un verme e non riuscivo a dimenticarmi di quest’esperienza.

È la reazione che ci colpisce: ma come, noi, persone tanto a modo, che ci scomponiamo per un viso? Ma siamo rimbambiti? Perché? Wonder è un romanzo che aiuta parecchio a capire quali sono i meccanismi che si mettono in moto quando abbiamo a che fare con delle persone diverse esteriormente. La forza del libro sta nel fatto che è raccontato in prima persona dal punto di vista di August, il ragazzino con la sindrome di Treacher-Collins, e di tutte le persone che gli sono più vicine: la sorella, il compagno di scuola, la sua migliore amica etc. Wonder è il racconto del primo anno di scuola media di August, un ragazzino con la fissazione per Star Wars che non è mai andato a scuola prima — un po’ per i continui interventi chirurgici, un po’ per lo spirito di protezione dei genitori. Come in ogni romanzo di formazione, August affronta una serie di difficoltà e ingiustizie, soprattutto da parte dei compagni di scuola, crudeli come solo i ragazzini delle medie possono essere; August però ha la fortuna di avere un ottimo carattere e delle persone vicino a lui che lo sostengono.

Wonder è un ottimo libro perché racconta una di quelle realtà che spesso vengono allontanate con qualche parola buona di pietà, ma raramente comprese; in sostanza Wonder è un ottimo titolo per rivitalizzare la stanchissima lista di letture che in genere gli insegnanti infliggono agli studenti. Tra l’altro è uno di quei libri in cui è presente la colonna sonora, di cui fa parte anche Beautiful di Christina Aguilera — come poteva mancare l’inno di tutti i freak del mondo? Riascoltiamola.

Sempre un bel momento.

Neil Gaiman: L’oceano in fondo al sentiero

oceanoinfondoalsentieroSe amate Neil Gaiman, L’oceano in fondo al sentiero non delude. Il libro parla di uomo che ritorna nella sua casa d’infanzia nel Sussex. La casa in realtà è stata demolita, ma ritrova lo stagno presso cui, quarant’anni prima, aveva vissuto una straordinaria avventura con Lettie, una bambina che viveva in una fattoria lì vicino. Il libro è un lungo flashback in cui il protagonista ricorda la storia di questa amicizia.

La storia è colma di tutti quegli elementi che hanno reso Gaiman famoso: l’infanzia, gli elementi fantastici che convivono più o meno silenziosamente intorno a noi, l’atmosfera perennemente in bilico tra dolcezza e malinconia, lo stile semplice e acuto. L’oceano in fondo al sentiero parla, in sostanza, del diventare adulti e lo fa molto bene.

Quello che manca è un senso epico. Anche se gli eventi si susseguono in maniera rocambolesca, spesso viene meno quella tensione che tiene incollati a un racconto. Si tratta parzialmente di un effetto voluto, perché la protagonista femminile, Lettie, ridimensiona ogni fatto, anche il più drammatico, in una normalità che può esistere solo in una realtà alternativa, dove il tempo, il dolore e la vita stessa hanno altri significati, più misteriosi e impalbabili di quanto non siano nella nostra realtà. Il risultato da una parte è convincente nell’esprimere la relatività e l’indeterminatezza delle nostre esperienze, ma dall’altra toglie il gusto del dramma, con i suoi toni netti e marcati.

In ogni caso, un buon romanzo, piacevole e stravagante, in linea con la cifra a cui ci ha abituati Neil Gaiman.