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Tigerland di Sean Kennedy

15841201Non mi piace Caparezza e non ascolto mai le sue canzoni, però mi ricordo bene quella sua canzone in cui ironizzava su tutta una serie di banalità. Nel ritornello, Caparezza ripeteva che il secondo album è sempre il più difficile per un artista. Tigerland non è un album, e questo non è un blog musicale, ma il cliché è comunque valido e, purtroppo, confermato.

Dopo l’entusiasmo per Tigri e Diavoli, mi aspettavo moltissimo dal seguito, Tigerland, appunto. Quello che mi sono ritrovato a leggere è, invece, una forzatura in termini di trama applicata a personaggi ancora simpatici, ma poco evoluti: in breve, il solito seguito un po’ deludente.

La cosa che più mi ha deluso è che nella storia manca il dramma, ma i protagonisti si muovono con estrema drammaticità. Dico io, ma chissene se Greg, l’ex di Declan, approfitta del coming out per dire che Simon è lo stronzo che gli ha portato via il moroso. Ma che dramma è? Neanche nei cessi di un liceo spenderebbero cinque minuti a parlare di una roba del genere. E invece: drammi, fughe, discorsi, dichiarazioni, menate. Boh. E va bene che la gente vede solo quello che vuol vedere, ma non mi sembra nemmeno credibile che nell’ambiente del football australiano ci fossero due queen totali come Greg e Declan e nessuno avesse sospettato niente su di loro fino al coming out.

Alla fine del giro, Greg, così bitchy e imprevedibile, diventa il personaggio più interessante, nonostante sia poco tratteggiato. Declan e Simon, invece, sembrano due rincoglioniti ma, nonostante questo, sono ancora in grado di farmi incollare al libro, ‘ sti maledetti. Forse è questo il punto, il secondo album è il più difficile per un artista, ma se l’artista ancora interessa, non ce n’è: si ascolta e basta.

Puccipucci:3 Stars (3 / 5)
Dramaqueen:5 Stars (5 / 5)
Divismi:4 Stars (4 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Testosterone:2 Stars (2 / 5)

Ma che ci frega della crisi: Greco Moderno di Nikos Petrou

11692783_390943201108965_3787772688318543251_nNato dalle ceneri della collana High School della gloriosa Playground, il marchio Syncro sembra stia, finalmente, assumendo un’identità più definita: la pubblicazione di Greco Moderno, in qualche modo, riassume i tratti di questo progetto editoriale forse non vivacissimo in termini quantitativi, ma parecchio interessante dal punto di vista dei contenuti.

Greco Moderno è, infatti, un classico YA con i problemi canonici legati all’età; la parte innovativa — quella legata al progetto Syncro — è l’ambientazione europea, che consente un allontanamento dai toni a volte zuccherosi del genere.

In Greco Moderno, sono rispettati i drammi e drammoni che ci si aspetta da un romanzo che parla soprattutto di relazioni e crescita, ma il tono è piuttosto scanzonato e impastato di ingenuità ed egocentrismo. Il merito è, soprattutto, della crisi finanziaria greca, che accende la passione e gli argomenti dei protagonisti e che permette alla trama di svilupparsi: Vasilis è già all’università, ma si ritrova coinvolto nelle proteste dei liceali, guidati dal bellicoso e carismatico Kostas e impegnatissimi a giocare a quelli che fanno la rivoluzione — con occupazione dell’istituto, canne, bandiere etc. La politica è, chiaramente, un pretesto: gli animi si infiammano, i sentimenti nascosti irrompono, ma gli argomenti , alla fine, sono molto superficiali, ed è corretto che sia così. I veri temi sono altri: la sessualità, l’omofobia, il coming out. Mi è piaciuto molto il protagonista, Vasilis: antipatico, scostante, contraddittorio, meschino; rispetto ad altri titoli YA, non c’è traccia di manicheismo: l’immaturità dei personaggi è raccontata bene nei gesti melodrammatici e negli errori ridicoli.

Politica:3 Stars (3 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Tzatziki:2 Stars (2 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Barbe:3 Stars (3 / 5)

Carol smentisce la regola secondo la quale chi dice lesbica dice dramma

Stiamo aspettando tutti questo film:

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Nell’attesa, sono andato a leggermi il libro da cui è tratto, cioè un romanzo scritto alla fine degli anni ’40 da Patricia Highsmith — ma pubblicato, all’epoca, con lo pseudonimo di Claire Morgan.

Patricia Highsmith è famosa soprattutto per i suoi romanzi, ma anche la sua vita privata è degna di nota: il fatto che fosse lesbica è di dominio pubblico — diceva di aver amato donne “più spesso di quanto i topi hanno un orgasmo”— meno che fosse molto maleducata, cattiva, misantropa e alcolizzata; le piaceva vivere isolata dal resto del mondo e teneva delle lumache come animali domestici. Durante la vecchiaia, la nostra dolce Patty era solita lasciarsi andare in sparate razziste e antisemite — un rincoglionimento senile à la Oriana Fallaci. Insomma, Patricia Highsmith è un mito.

2269309-PH_carol300dpi-278x431Prima di cominciare a leggere Carol, pensavo sarebbe stata una storia un po’ ammuffita, come capita con i romanzi gay scritti prima degli anni ’90. Ho trovato, invece, un libro modernissimo, addirittura anticonvenzionale, anche per gli standard attuali. Pur essendo una storia lesbica, scritta e ambientata tra gli anni ’40 e ’50, non ci sono drammi, nonostante tutto. Carol è una storia d’amore originale e stravagante, ma in un modo molto sottile ed elegante. Le due protagoniste si incontrano; Therese fa la commessa in un grande magazzino e Carol è una donna dell’alta società. Therese, giovane un po’ stramba e sensibile, perde la testa per Carol, scostante, antipatica e molto affascinante. La scelta di Cate Blanchett è molto azzeccata — anche se, nel libro, Carol ha solo trent’anni.

93772374_134257418204Insomma, Carol è un gran bel romanzo ispirato, tra l’altro, a una storia vera. Sì, ho detto STORIA VERA. La storia è quella di Virginia Kent Catherwood, una ex di Patricia Highsmith, socialite di Philadelphia sposata a un riccone dal quale ha dovuto divorziare per le sue storie lesbiche. La stampa, all’epoca, aveva dato grande risalto alla notizia: sarebbe uno scandalo succoso anche adesso, figuriamoci negli anni ’40. L’incontro tra Carol e Therese è, invece, ispirato a un fatto accaduto per davvero a Patricia Highsmith: anche lei, come Therese, faceva la commessa in un grande magazzino e, mentre era a lavoro, era rimasta folgorata da una donna molto elegante; recuperato l’indirizzo dalla ricevuta, nel suo giorno libero, come una vera stalker, la Highsmith aveva preso un bus per andare a vedere la casa della signora che tanto l’aveva affascinata. Una povera pazza.

BelMondo:5 Stars (5 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Scandalo:4 Stars (4 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Drink:5 Stars (5 / 5)
Pellicce:4 Stars (4 / 5)

 

Ho letto Holding the man, il libro preferito di Sam Smith

In realtà non so se sia il suo libro preferito in assoluto, però, qualche settimana fa, Sam Smith ha pubblicato questa cosa su Instagram:

Holding The Man. I’m going to try to put this into a short paragraph. But I could talk about this all day. I can’t tell you all enough how much this book and film have meant to me over the past half a year. This project and piece of work is the most breathtaking thing I have ever seen. As a gay man, it’s very difficult sometimes to find films that I can properly and truly relate to. Although I can’t relate to the awfully sad ending to Tim and Johns story. The most powerful thing for me was how this book captured what it’s like to grow up gay and all those confusing scary and amazing moments I had coming out and realising who I was. And THIS FILM has captured that, and has captured Tim and Johns story so perfectly. PLEASE watch this film when you can. And please spread the word. I long for the day when there are way more films about gay relationships, straight relationships, bisexual and transgender relationships and life stories. But for now support THIS film. Because this book and film pretty much changed my life. Hope I kept it to a short paragraph. Big up to my boys @rycorr and @craigmstott (that’s his twitter) and Neil Armfield and everyone involved xx all my love xx oh and thank you to my bezzie @trentoz for introducing me to this, I love you x

Una foto pubblicata da Sam Smith (@samsmithworld) in data:

 

Tutto questo entusiasmo non può essere ignorato. Ho deciso, quindi di leggere Holding the man, libro che non ha ancora un’edizione italiana. Leggerlo in inglese non è un’impresa: lo stile è molto lineare, diaristico, con frasi brevi e un lessico relativamente semplice.

9780143202820Holding the man è, in sostanza, l’autobiografia di Timothy Conigrave, attore australiano venuto a mancare nel 1994. Il libro si concentra, soprattutto, sulla relazione tra Timothy e John Caleo, suo compagno fin dai tempi delle superiori.

La prima parte del libro sembra la versione gay di un film di John Hughes, ambientato però nella Melbourne degli anni ’70: c’è tantissima tenerezza e goffaggine adolescenziale mentre il protagonista prende consapevolezza della propria sessualità e, infine, si scopre innamorato di John, il capitano della squadra di football della scuola. I primi anni della loro relazione sono un sogno colorato di rosa Big Babol.

Nella seconda parte di Holding the man il registro cambia in modo drammatico. Dopo un periodo di separazione, Tim e John ritornano insieme e si trovano a dover affrontare l’epidemia di AIDS. Dopo essere risultati entrambi positivi al test per l’HIV, inizia un viaggio infernale nella malattia, riportato con minuziosità in ogni dettaglio. Holding the man diventa, infine, una cronaca del disfacimento fisico della coppia, mentre il loro sentimento diventa sempre più forte e disperato. Leggere questa parte del libro significa regalarsi momenti di pura angoscia.

Holding the man è un libro onesto, che non risparmia niente al lettore, perché scritto, probabilmente, con l’intenzione di lasciare una traccia profonda, una testimonianza più storiografica che biografica. Lo stile schietto e minimale crea un’empatia immediata nei confronti dei protagonisti e della loro storia straziante e molto bella; effettivamente, non è difficile capire perché Sam Smith sia rimasto così colpito quando ha visto l’anteprima del film.

Dopo essere diventato uno spettacolo teatrale, Holding the man è, infatti, anche un film: uscirà nei cinema australiani nei prossimi giorni. Questo è il trailer:

Piangeroni:4 Stars (4 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
TeenageDream:5 Stars (5 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Tenerezza:5 Stars (5 / 5)
Malattia:5 Stars (5 / 5)

Il libro di Ferzan Ozpetek è proprio come i suoi film

ozpetek_sei_la_mia_vitaCioè sentimentali, sopra le righe, inutilmente poetici e, forse proprio in virtù di queste caratteristiche, gli unici in grado di raccontare qualcosa della comunità LGBT a un pubblico che con due risate e una lacrimuccia lo fai sempre contento — anche io faccio parte di questo pubblico.

Sei la mia vita è composto da una serie di aneddoti, narrati con l’intento di conservare i ricordi più preziosi di Ozpetek, in una specie di estremo atto d’amore nei confronti del suo compagno, gravemente malato — siamo in territorio Julianne Moore e Still Alice.

Il contesto e il tono della narrazione scivolano con facilità nel patetico, ma va premiata la generosità di aprirsi senza paura di essere giudicati, mentre non apprezzo molto l’insistenza di dispensare massime e riflessioni filosofiche sulla vita in maniera gratuita e lirica, e trovo abbastanza pesante il narcisismo, seppur comprensibile, di ricordare ripetutamente i successi ottenuti — abbiamo capito che sei famoso, mollaci un attimo, Ferzan.

71MFo3BpWKL._SL1500_La prospettiva corretta per affrontare questo libro è quella di leggerlo come un viaggio nel lavoro creativo di un regista: gli aneddoti raccontati non sono altro che gli spunti da cui Ozpetek è partito per realizzare i suoi film. Questo pastone di storie, persone, cinema ed esperienze è, alla fine del giro, la sostanza in cui è immerso Ozpetek, una persona che sembra vivere esattamente come dirige i suoi film. Se si legge con questo spirito, Sei la mia vita diventa un’autobiografia riuscita nel suo intento di consegnare il senso di un’esistenza.

Weird:1 Stars (1 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:2 Stars (2 / 5)