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Lizzie di Shirley Jackson

3f1cea68736135a52c60bc7ce092334a_w_h_mw650_mhMesi fa avevo detto che Lizzie di Shirley Jackson era l’evento del 2014. Adesso che il 2014 è terminato e ho finito di leggere il libro, mi trovo nell’imbarazzante posizione di dovermi dare ragione — non è per niente imbarazzante ma mi piace iniziare l’anno nuovo con un po’ di ipocrisia.

Protagonista di Lizzie è Elizabeth, giovane donna opaca e senza carattere, che si rivolge a un medico per un mal di testa costante. Si scoprirà, grazie all’ipnosi, che la ragazza ha tre personalità distinte e molto diverse tra loro che lottano per prendere il controllo, sfruttando ogni momento di debolezza delle altre. Il racconto non è drammatico né divertente, è lievemente grottesco e ha la forza delle grandi storie: non si sa mai cosa succederà, dopo. E che succede?

Lizzie di Shirley Jackson è decisamente il libro del 2014 perché ha una delle cose che preferisco di più in una storia: una protagonista femminile completamente matta. In realtà, come in tutti i romanzi della Jackson che ho letto, ad un certo punto mi sono chiesto se tutti i protagonisti fossero pazzi, e se pure io lo fossi —risposta: no, non lo sono. La Jackson è così: fa partire la storia e sembra tutto normale, quasi noioso, e poi, non so come, ti trovi invischiato in qualcosa di cui non riesci a vedere l’inizio e neanche la fine, in cui la logica è leggermente incrinata, ma non del tutto rotta; leggere un romanzo di Shirley Jackson è come procedere su un falsopiano che, placido e innocuo, scende impercettibilmente verso un incubo febbricitante.

 

 

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