Pride film still

Pride è un film molto più nostalgico e triste di quanto non sembri

Ieri ho visto Pride, film che ha interrotto un lungo periodo di totale mancanza di titoli cinematografici a tema LGBT — se si escludono quelle produzioni ultra-indipendenti e pochissimo-distribuite o quelle commedie italiane brutte. Pride ha quel mix di lacrime e risate per il quale io vado sempre in brodo di giuggiole. Vabbè, la storia immagino la si conosca, la sceneggiatura è tratta dalla vera storia di un gruppo di gay e lesbiche che hanno aiutato, attraverso una raccolta di fondi, a sostenere i minatori in sciopero contro il governo della Thatcher — per maggiori dettagli, rivolgersi a Wikipedia. Questi i motivi per cui mi è piaciuto tantissimo:

  • la colonna sonora è favolosa: un botto di pop inglese anni ’80 e qualche pezzo disco: insomma, il massimo — la si può ascoltare con Spotify:

  • e c’è anche questa canzone bellissima dei Communards, che non conoscevo, dedicata al protagonista del film:

  • io, ormai, non vado più al cinema perché non sopporto il doppiaggio, le solite voci dei doppiatori, il fascismo con cui vengono tradotti ed epurati i dialoghi. In Pride non c’è solo l’incontro tra minatori e gay, ma anche tra inglesi e gallesi ed è una cosa molto divertente, a tratti anche molto dolce, e per gustarla, volenti o nolenti, il film va visto in lingua originale;
  • Imelda Staunton è bravissima e interpreta un personaggio stupendo — tutti i personaggi sono stupendi, a dirla tutta, ma Imelda Staunton è straordinaria;
  • amo i film e i telefilm inglesi perché, a differenza di alcune produzioni americane pretenziosissime, anche quando trattano temi impegnati non rinunciano al divertimento, all’ironia e allo spettacolo. Pride non fa eccezione: è un film leggero e intelligente;
  • questa scena:
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  • ho letto ovunque che il film parla dell’importanza di fare gruppo, restare uniti, aiutarsi nelle battaglie; è tutto vero, ma non si tiene conto di una cosa: il film parla del passato. Uno sciopero come quello organizzato dai minatori inglesi negli anni ’80 oggi è impensabile. Guardiamo in faccia la realtà: Pride è anche un film su dinamiche che non possono più ripetersi perché, oggi, siamo talmente separati e divisi da una miriade di contratti e condizioni di lavoro differenti che sarebbe già un miracolo riuscire a compattarsi, in una situazione in cui siamo tutti in competizione l’uno con l’altro per avere il pane e le rose; per non parlare del fatto che lo sciopero è diventata un’arma che non fa più paura a nessuno, anche se resta ancora l’unica arma che abbiamo a disposizione. Certo, al di là di tutto, resta l’importanza di essere uniti, ma a guardare il film, per contrasto, io ho sentito la mancanza totale di un sentimento di unione. Per questo Pride è un film più nostalgico e triste di quanto non sembri: non è solo un film su una strampalata alleanza, è soprattutto un film sul fatto che bisogna lottare per la propria dignità, con l’unità, sì, ma anche con la consapevolezza del proprio valore e della bontà delle proprie idee perchè qua, tra governi stronzi, famiglie sceme, gente bigotta e gente cretina, bisogna sempre lottare e che fatica, ragazzi: senza storie come questa sarebbe davvero la fine.

 

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