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Lizzie di Shirley Jackson

3f1cea68736135a52c60bc7ce092334a_w_h_mw650_mhMesi fa avevo detto che Lizzie di Shirley Jackson era l’evento del 2014. Adesso che il 2014 è terminato e ho finito di leggere il libro, mi trovo nell’imbarazzante posizione di dovermi dare ragione — non è per niente imbarazzante ma mi piace iniziare l’anno nuovo con un po’ di ipocrisia.

Protagonista di Lizzie è Elizabeth, giovane donna opaca e senza carattere, che si rivolge a un medico per un mal di testa costante. Si scoprirà, grazie all’ipnosi, che la ragazza ha tre personalità distinte e molto diverse tra loro che lottano per prendere il controllo, sfruttando ogni momento di debolezza delle altre. Il racconto non è drammatico né divertente, è lievemente grottesco e ha la forza delle grandi storie: non si sa mai cosa succederà, dopo. E che succede?

Lizzie di Shirley Jackson è decisamente il libro del 2014 perché ha una delle cose che preferisco di più in una storia: una protagonista femminile completamente matta. In realtà, come in tutti i romanzi della Jackson che ho letto, ad un certo punto mi sono chiesto se tutti i protagonisti fossero pazzi, e se pure io lo fossi —risposta: no, non lo sono. La Jackson è così: fa partire la storia e sembra tutto normale, quasi noioso, e poi, non so come, ti trovi invischiato in qualcosa di cui non riesci a vedere l’inizio e neanche la fine, in cui la logica è leggermente incrinata, ma non del tutto rotta; leggere un romanzo di Shirley Jackson è come procedere su un falsopiano che, placido e innocuo, scende impercettibilmente verso un incubo febbricitante.

 

 

La settimana bianca di Emanuel Carrère

lasettimanabiancaOgni tanto pesco nella sterminata produzione di Stephen King per recuperare un suo romanzo che non ho ancora letto — o di cui non ho ancora visto il film. Questa estate ho letto Le notti di Salem: l’ho trovato un buon romanzo horror, e potrei anche dedicarci un post prima o poi, perché la coppia formata dal vampiro e dal suo assistente merita un’analisi. Comunque, Stephen King, ad un certo punto, fa una considerazione perfetta sull’infanzia, cioè sulla mistificazione che ne fanno gli adulti, sempre pronti a ricordarla come il periodo della spensieratezza e dei giochi, quando la verità è che la condizione normale dell’infanzia è l’alienazione. Ecco, La settimana bianca di Carrère esplora proprio la frustrazione e l’isolamento con cui un bambino affronta una realtà che, nel corso della storia, diventa più angosciante di un incubo.

Nicolas ha dieci anni e sta andando in gita con la scuola sulla neve. Rispetto ai suoi compagni, Nicolas è un outcast: oltre ad essere l’ultimo arrivato in classe, i suoi genitori sono talmente apprensivi da non permettergli nemmeno di fare il viaggio in compagnia degli altri bambini. Timido e ansioso, Nicolas è uno che rischia sempre di finire nel mirino dei soliti bulli. La tremenda settimana bianca è, però, illuminata dall’incontro con il giovane Patrick, un allegro animatore che suscita in Nicolas i primissimi, confusi, turbamenti sessuali. Nel frattempo un bambino del paese scompare e Nicolas, avido lettore di storie inquietanti, comincia a lavorare di fantasia.

La settimana bianca è un noir con il grande pregio di farci ricordare cosa vuol dire essere bambini, in un mondo di adulti che, se ti va bene, sanno almeno farti divertire, e se ti va male, be’, sono complessi assicurati per il resto della vita. La cosa più interessante del romanzo è che riesce così bene a ricreare il magma interiore di un bambino in difficoltà da riportare anche un aspetto che raramente viene considerato, cioè le prime pulsioni erotiche, causa di grande turbamento per il povero Nicolas. La settimana bianca è un bellissimo romanzo, e penso che andrebbe letto, al di là dei meriti letterari di Carrère, per riportare alla memoria quegli aspetti più controversi e oscuri dell’infanzia che si tende, un po’ per retorica e un po’ per autodifesa, a far scivolare nell’oblio.

Weird:5 Stars (5 / 5)
Queer:4 Stars (4 / 5)
Camp:1 Stars (1 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Fantasia:5 Stars (5 / 5)
Media:3.6 Stars (3,6 / 5)

La pubblicazione di Lizzie di Shirley Jackson è l’evento del 2014

Questa settimana Adelphi ha fatto una cosa stupenda, cioè questa:

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La pubblicazione di questo libro è un evento perché:

  1. è culturalmente significativo che un editore italiano si sia preso a cuore la pubblicazione delle opere di Shirley Jackson: Stephen King esiste perché è esistita Shirley Jackson;
  2. il fatto che questo sia già il quarto libro pubblicato lascia credere che Shirley Jackson abbia anche un certo seguito — cioè che Adelphi stia vendendo bene i suoi libri;
  3. Shirley Jackson è una scrittrice favolosa e le sue storie sono sempre inquietanti o terrorizzanti, a volte sono inquietanti e terrorizzanti allo stesso tempo — come nel caso dell’Incubo di Hill House, un romanzo che, se letto di notte, crea seri problemi nel momento in cui bisogna alzarsi per andare in bagno;
  4. Shirley Jackson ha avuto una vita breve ed è morta a quarantotto anni per un collasso cardiaco causato da: sovrappeso, tabagismo e medicine — al di là delle storie favolose che ha scritto, basterebbe questo dettaglio biografico per porla nel nostro pantheon degli scrittori weirdoni.

Queste però sono solo delle premesse. La pubblicazione di questo libro è un evento perché tutto quello che riguarda questo romanzo è favoloso oltre ogni dire.

Lizzie è, in sostanza, il libro che potrebbe aver ispirato Diablo Cody per United states of Tara: parla, infatti, di una donna che scopre, attraverso l’ipnosi, di avere tre personalità. In realtà Lizzie è ispirato a una storia vera — e noi amiamo qualsiasi cosa sia ISPIRATA A UNA STORIA VERA.

La storia vera è quella di Chris Costner Sizemore, una donna alla quale era stato diagnosticato un disturbo dissociativo della personalità. I suoi psichiatri hanno scritto un libro sul suo caso, I tre volti di Eva, dal quale è stato tratto l’omonimo film prodotto dalla 20th Century Fox, un successo al botteghino nel 1957. La signora Costner Sizemore, parecchi anni dopo, ha vinto una causa per riprendersi i diritti sulla storia della sua vita. Nel 1988, infatti, la nostra Chris ha scoperto che quel furbone del suo psichiatra aveva venduto i diritti alla 20th Century Fox e, stanca di essere sfruttata senza guadagnarci un soldo, ha vinto la battaglia legale per annullare il contratto. Tie’.

Oltre ai libri e ai film, la storia di Chris Costner Sizemore è stata anche fonte di ispirazione per Christine, canzone dei Siouxsie and the Banshees:

She tries not to shatter, kaleidoscope style
personality changes behind her red smile
every new problem brings a stranger inside
heplessly forcing one more new disguise

Christine-the strawberry girl
Christine-banana split lady
Christine-the strawberry girl
Christine-banana split lady

Per tornare alla nostra Shirley Jackson, anche la sua versione romanzata della storia della banana split lady è diventata un film. Prodotto dalla Metro Goldwyn Mayer, il film è uscito nello stesso anno in cui è stato distribuito I tre volti di Eva, senza però ottenere lo stesso successo. Questo è il trailer:

In Italia, il film è stato distribuito come La donna delle tenebre — titolo insulso.

Insomma, la banana split lady, le battaglie al botteghino, Shirley Jackson, le aule di tribunale, Eleanor Parker: tutta questa faccenda è ultra-camp e Lizzie è, senza indugi, il romanzo da leggere del momento.