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Carol smentisce la regola secondo la quale chi dice lesbica dice dramma

Stiamo aspettando tutti questo film:

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Nell’attesa, sono andato a leggermi il libro da cui è tratto, cioè un romanzo scritto alla fine degli anni ’40 da Patricia Highsmith — ma pubblicato, all’epoca, con lo pseudonimo di Claire Morgan.

Patricia Highsmith è famosa soprattutto per i suoi romanzi, ma anche la sua vita privata è degna di nota: il fatto che fosse lesbica è di dominio pubblico — diceva di aver amato donne “più spesso di quanto i topi hanno un orgasmo”— meno che fosse molto maleducata, cattiva, misantropa e alcolizzata; le piaceva vivere isolata dal resto del mondo e teneva delle lumache come animali domestici. Durante la vecchiaia, la nostra dolce Patty era solita lasciarsi andare in sparate razziste e antisemite — un rincoglionimento senile à la Oriana Fallaci. Insomma, Patricia Highsmith è un mito.

2269309-PH_carol300dpi-278x431Prima di cominciare a leggere Carol, pensavo sarebbe stata una storia un po’ ammuffita, come capita con i romanzi gay scritti prima degli anni ’90. Ho trovato, invece, un libro modernissimo, addirittura anticonvenzionale, anche per gli standard attuali. Pur essendo una storia lesbica, scritta e ambientata tra gli anni ’40 e ’50, non ci sono drammi, nonostante tutto. Carol è una storia d’amore originale e stravagante, ma in un modo molto sottile ed elegante. Le due protagoniste si incontrano; Therese fa la commessa in un grande magazzino e Carol è una donna dell’alta società. Therese, giovane un po’ stramba e sensibile, perde la testa per Carol, scostante, antipatica e molto affascinante. La scelta di Cate Blanchett è molto azzeccata — anche se, nel libro, Carol ha solo trent’anni.

93772374_134257418204Insomma, Carol è un gran bel romanzo ispirato, tra l’altro, a una storia vera. Sì, ho detto STORIA VERA. La storia è quella di Virginia Kent Catherwood, una ex di Patricia Highsmith, socialite di Philadelphia sposata a un riccone dal quale ha dovuto divorziare per le sue storie lesbiche. La stampa, all’epoca, aveva dato grande risalto alla notizia: sarebbe uno scandalo succoso anche adesso, figuriamoci negli anni ’40. L’incontro tra Carol e Therese è, invece, ispirato a un fatto accaduto per davvero a Patricia Highsmith: anche lei, come Therese, faceva la commessa in un grande magazzino e, mentre era a lavoro, era rimasta folgorata da una donna molto elegante; recuperato l’indirizzo dalla ricevuta, nel suo giorno libero, come una vera stalker, la Highsmith aveva preso un bus per andare a vedere la casa della signora che tanto l’aveva affascinata. Una povera pazza.

BelMondo:5 Stars (5 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Scandalo:4 Stars (4 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Drink:5 Stars (5 / 5)
Pellicce:4 Stars (4 / 5)

 

La regina delle nevi di Michael Cunningham

la-regina-delle-nevi-212x300Che due palle.

Davvero, ma cos’è successo a Michael Cunningham? Dove è finito il talento nell’espandere momenti banali della vita quotidiana? Nel trasformare persone comuni, provinciali, in personaggi epici e umani, per i quali si provava subito empatia? Nel presentare storie credibili, solide, in cui si riesce a sentire lo scorrere impetuoso e insieme lento della vita? A leggere questo La regina delle nevi, la risposta è un gigantesco BOH.

La storia è questa: Barrett, il brillante studente che ha scelto di fare il commesso, sfigatissimo in amore, una sera, mentre sta tornando a casa, vede una luce nel cielo che lo guarda, o lo percepisce, non lo sa neanche lui — e già qua si potrebbe chiudere il libro e andare a fare qualcosa di sensato, tipo una lavatrice di colorati; a casa, nel frattempo — perché abbiamo la solita famiglia stramba e allargata — Tyler, suo fratello, cantautore di mezz’età che non ha ancora trovato il successo, è tutto uno sniff-sniff di cocaina, mentre la sua compagna, Beth, è a letto, più di là che di qua per un cancro. Poi c’è Liz, cougar a tempo pieno e saggia del gruppo — ma non abita insieme agli altri: fa parte della combriccola perché, oltre che amica di tutti, è la proprietaria del negozio di abbigliamento dove lavorano Beth e Barrett.

A me, La regina delle nevi sembra il classico raccontino buttato là che , magari per obblighi contrattuali da rispettare, è stato gonfiato per renderlo abbastanza lungo ed essere pubblicato come romanzo. Il risultato è una storia bucherellata, insulsa, in cui non c’è niente che possa suscitare il minimo interesse. Qualche banalità sulla politica americana degli anni ’00, qualche cretinata post-new age, e, su tutto, elucubrazioni mentali e digressioni assolutamente gratuite, senza senso, o meglio, con l’obiettivo non raggiunto di dare un senso di incompletezza, di ricerca a vuoto, di bilanci confusi sulla vita. I personaggi, infine, con le loro esistenze stropicciate ad arte, sono inconsistenti, fasulli e antipatici — e questa, purtroppo, è una costante di tutti gli ultimi lavori di Cunningham. Come nel precedente, ridicolo, Al limite della notte, restano dei passaggi molto belli, giri di frase eccezionali, ma l’unico effetto che sortiscono è quello, molto frustrante, di ricordarci quanto potrebbe essere bravo Cunningham.

Boh.

Weird:3 Stars (3 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Camp:0 Stars (0 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:0 Stars (0 / 5)
Media:1.4 Stars (1,4 / 5)

 

Il caso di Eddy Bellegueule di Édouard Louis

coverPubblicato a febbraio in Francia, il romanzo autobiografico di Édouard Louis è arrivato in Italia da qualche settimana, spinto dal successo in patria. Lanciato in pompa magna da Bompiani, Il caso di Eddy Bellegueule merita effettivamente i toni entusiastici da ufficio stampa. Ho l’impressione, però,  che questo romanzo non bisserà il successo francese, perché ho notato che c’è la tendenza a presentarlo come un libro sull’omofobia, il che non è falso, ma è una chiave di lettura piuttosto limitata.

Il caso di Eddy Bellegueule è un romanzo su quanto sia orribile nascere in un paesino di provincia, dove vive solo gente ignorante, povera e violenta. Il caso è un romanzo politico, perché ci ricorda che esistono ancora quelle cose astruse chiamate “classi sociali” e, in questo modo, guasta la festa a tutti quelli che pensano che, ormai, siamo tutti un’immensa borghesia, dove c’è comunque quello più borghese dell’altro, ma dove tutti hanno, in ogni caso, una casa pulita e una buona educazione.

La realtà che racconta Louis è invece quella di un sottoproletariato di campagna vispo e arcigno, completamente sordo ai progressi della società urbana. Eddy nasce e cresce in un contesto in cui essere mascolini è l’unico valore che conta, dove la mascolinità è impastata con la spacconeria, con la sporcizia e la scarsa igiene personale, con un linguaggio scurrile, con il mangiare fritto a pranzo e a cena, con l’alcolismo, con la violenza gratuita verso gli animali, le donne — sempre sottomesse, maschiliste anche loro fino al midollo —, gli handicappati e, soprattutto, verso i peggiori di tutti, cioè quei maschi che sembrano rifiutare questo modello di mascolinità, cioè gli effeminati, i gay, quelli che sculettano, che gesticolano troppo, che sono troppo amici delle femmine.

edouard-louisEddy cresce in una famiglia che riassume tutte le caratteristiche di questo ambiente, con un padre alcolizzato e violento, una madre sguaiata e anaffettiva, un fratello maggiore che lo vuole ammazzare. Fuori casa, l’intero paese in cui vive, quando va bene, lo tratta come un bimbetto speciale, incredibilmente a modo rispetto ai bambini selvaggi a cui sono abituati, mentre, quando va male, cioè quasi sempre, gli fa subire ogni genere di umiliazione. Qui arriva la parte più tosta del libro, perché Eddy non vuole far vedere di essere mortificato. Eddy sorride anche quando gli sputano addosso, per evitare a sé stesso la vergogna dell’umiliazione. È davvero terribile e mi sono chiesto quanto sia costato all’autore, sul piano umano, raccontare queste cose con estrema franchezza, riportando parola per parola dialoghi e situazioni, rivivendo quelle scene in maniera così vivida. Mi ha fatto venire i brividi. Infatti, il libro è, in ultima analisi, il racconto di una sfida quotidiana contro sé stessi, il proprio corpo, i propri desideri, per assomigliare al gruppo di appartenenza, per essere accettati. Eddy però, ad un certo punto, capisce che al gruppo non importa quello che si è, ma quello che si sembra, e su questo non può avere nessun tipo di controllo. Il finale, poi, è amarissimo, e ci consegna la fotografia di un’intera società omofoba e violenta nei confronti delle minoranze, pur con delle grammatiche diverse tra uno strato sociale e l’altro.

Il caso di Eddy Bellegueule è un capolavoro, e penso che l’autore sia stato bravissimo non solo nel raccontare la sua esperienza di crescita, ma anche nel presentare, sotto forma di prosa, un vero e proprio ritratto sociologico della classe in cui è cresciuto, applicando in maniera creativa le teorie di Bourdieu, di cui è studioso. Il caso di Eddy Belleguele è uno di quei libri magici e perfetti che sembrano scritti da un uomo venuto dal futuro, per dirci cose di cui non sapevamo di aver bisogno. Lo ripeto: è un capolavoro.

Weird:4 Stars (4 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:1 Stars (1 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Fantasia:4 Stars (4 / 5)
Media:3.4 Stars (3,4 / 5)

La regina delle nevi di Michael Cunningham uscirà a giugno

snowqueenPensavamo di dover aspettare le calende greche per vedere l’edizione italiana di The snow queen. Invece no. Bompiani pubblicherà La regina delle nevi il mese prossimo, se Dio vuole.

Ambientato nella New York del 2004, La regina delle nevi ha come protagonisti due fratelli. Tyler Meeks, il maggiore, è un musicista di 43 anni, fidanzato con Beth, malata di cancro al fegato. Il minore, Barrett, dopo una gloriosa carriera accademica, fa il commesso nel negozio di Liz, amica di Beth. Una sera, Barrett vede nel cielo sopra Central Park un bagliore azzurrino e ha un’esperienza mistica. Nonostante abbia abbandonato la religione cattolica da anni e non sia per niente un tipo spirituale, Barrett vuole capire il significato di quella luce.

Cosa sembra che ci sia di buono e protocunninghamiano?

  • due fratelli protagonisti;
  • nucleo familiare non canonico;
  • personaggi quarantenni/cinquantenni (quindi pieni di ricordi e rimpianti);
  • New York e la scena liberal e progressista;
  • gay e storie gay finite male;
  • Beth malata terminale;
  • ambientazione nel passato.

Cosa sembra che ci sia di non buono e tardocunninghamiano?

  • cocaina;
  • religione, misticismo e momenti paranormali o da “Mistero” con Daniele Bossari (QUESTO LASCIA PRESAGIRE NOIA E RIDICOLO INVOLONTARIO);

Negli Stati Uniti, La regina delle nevi è uscito la settimana scorsa, e le critiche sono piuttosto positive, soprattutto sul fronte dello stile, anche se non mancano quelle negative, come questa, e questa. In ogni caso, potete farvi da soli un’idea leggendo le prime pagine del libro, sfogliandolo qua sotto: