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Non toccarmi, non ti sento: Aaron di JP Barnaby

Devo ringraziare JP Barnaby, l’autrice di Aaron, perché ho scoperto di avere dei limiti. Pensavo, infatti, di avere un debole per i romance M/M iper-drammatici ma, mi dispiace ammetterlo, non è proprio così.

81ZMUQz41BL._SL1350_Aaron è, essenzialmente, la storia della lenta guarigione di un ragazzo traumatizzato — una sera, mentre era fuori con un’amica, è stato rapito, torturato e violentato, mentre l’amica è stata uccisa. I ricordi di quella notte di violenza gli causano attacchi di panico e veri e propri blackout. In sostanza, non riesce a tornare ad una vita normale, perché anche il minimo contatto con un’altra persona lo manda fuori di testa. Le cose per lui cambiano quando, complice un lavoro di coppia per un corso universitario, ad Aaron viene assegnato come compagno Spencer, un ragazzo sordo.

La cosa che meno mi è piaciuta è l’approccio didascalico dell’autrice: quasi mezzo libro per descrivere i problemi mentali e relazionali di questo ragazzo. Era proprio necessario ripetere per duecento volte che Aaron ha questi ricordi tremendi, che impazzisce anche se sente una mosca volare e che è depresso? Davvero? Io penso che tre paginette fossero più che sufficienti per descrivere lo stato di salute del personaggio. Poi non ho capito perché, in mezzo a questa specie di infinita cartella clinica, ci sia una scena che sembra tratta da un porno degli anni ’70: dovrebbe essere una scena utile per presentare il personaggio di Spencer, ma l’effetto è involontariamente comico e assurdo rispetto all’atmosfera cupa e disperata del libro — plin plon, chi è? Il ragazzo delle consegne! Ok, scopiamo. Mh.

La seconda parte del libro, in cui si sviluppa il rapporto tra Aaron e Spencer, è decisamente più riuscita, ma grava anche qui questo approccio medico, psichiatrico, che toglie freschezza e spontaneità al racconto. Insomma, sarà che ho ancora nella testa Colpa delle stelle — altra storia di ragazzi non proprio in formissima — ma in Aaron manca proprio un tocco di ironia, di leggerezza, di gioventù. Anche la traduzione non aiuta: mi è sembrata un po’ frettolosa e, a tratti, sembra sia stata mantenuta la sintassi inglese originale.

Per carità, non voglio buttare il bambino con l’acqua sporca, ci sono anche delle note positive: ho apprezzato molto l’idea di imbastire un romance diverso dal solito, pur nel rigore del genere. Ho trovato Spencer, il ragazzo sordo, un bel personaggio, ben riuscito, e un ottimo rappresentante di quella comunità. Nonostante i difetti, insomma, resta una lettura interessante proprio in virtù della sua impostazione quasi saggistica.

Weird:1 Stars (1 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Camp:1 Stars (1 / 5)
Sesso:2 Stars (2 / 5)
Fantasia:2 Stars (2 / 5)

Mollo tutto e vado ad allevare pecore in Australia: Ereditare il cielo di Ariel Tachna

Ereditare il cieloNon so se sia una percezione solo mia, ma mi pare che negli ultimi anni il mollo-tutto-e-vado-in-Australia abbia subìto un’impennata. Sarà che è dall’altro capo del mondo, sarà che sembra ancora un territorio inesplorato, ma la terra di Kylie Minogue sembra scatenare illimitate fantasie di avventura.

L’avventura di Caine, il protagonista di Ereditare il cielo, in realtà non è una faccenda veramente rischiosa. Lo spunto, non molto originale, da cui parte la storia è, infatti, un’eredità inaspettata da uno zio misterioso. Caine eredita Lang Downs, un allevamento di pecore nel Nuovo Galles del Sud, e, mal che vada, sa che può tornare nella sua città degli Stati Uniti, dove ha abbandonato un lavoro poco soddisfacente e una relazione fallita.

Caine però è molto determinato a diventare un allevatore, nonostante questo preveda un cambiamento radicale nel suo stile di vita. Gli allevamenti australiani, infatti, non sono delle belle cascine, ma sono dei veri e propri microcosmi, in cui vivono comunità di lavoratori isolati dal resto della civiltà, in appezzamenti che hanno le dimensioni di una provincia media italiana — quello che i puristi della lingua chiamerebbero “culonia”, insomma. Arrivato in culonia, Caine si affida a Macklin, il sovrintendente dell’allevamento — una specie di manager — per imparare il nuovo lavoro e diventare il capo perfetto di una fattoria. Oltre alle difficoltà delle mansioni, la vera impresa è riuscire a far cambiare opinione agli abitanti di Lang Downs, convinti che Caine sia solo un turista che si stuferà presto delle pecore e dell’isolamento per poi mandare tutti a quel paese e vendere baracca e burattini. Anche il fatto che sia gay non aiuta, diciamo.

A partire dall’insistenza fastidiosa con cui il protagonista ricorda a chiunque che lui sta facendo sul serio, ho trovato Ereditare il cielo un romance poco equilibrato. Sembra, infatti, che l’autrice si sia molto concentrata sull’ambientazione, che è fantastica ed è il vero punto di forza della storia, ma che abbia gestito alcuni aspetti della storia in maniera sbrigativa, o con troppa superficialità. Un gran peccato, perché il contesto dell’outback australiano è molto efficace e offre spunti molto interessanti, sia sul versante romantico — è possibile trovare l’amore in un ambiente tanto chiuso e isolato? — sia erotico — questi allevatori, costretti a ripararsi dalle intemperie in capanni persi in mezzo al nulla, che faranno mai? — sia sociologico — come può un ragazzo di città, uno straniero, integrarsi all’interno di una comunità compatta — sia psicologico — è possibile resistere a un cambiamento di stile di vita tanto repentino e radicale? Purtroppo solo l’aspetto romantico-erotico è ben sviluppato, e la storia ne risente, perché manca un vero nemico, manca una reale sofferenza che faccia provare empatia per il protagonista. Insomma, fossi stato io l’autore, avrei fatto patire a Caine le pene dell’inferno. Sei partito per l’Australia a fare l’allevatore? E adesso sono cazzi tuoi. Invece questo Caine sembra nato con la camicia e, alla fine del giro, la sfanga sempre. Al di là di questi aspetti di debolezza, Ereditare il cielo è senza dubbio un bel romance di evasione vera, ma non nel senso di svago: è una fuga verso una realtà sconosciuta, avventurosa e romanzesca.

Weird:2 Stars (2 / 5)
Queer:4 Stars (4 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:4 Stars (4 / 5)
Fantasia:2 Stars (2 / 5)

Tigri e diavoli di Sean Kennedy

tigersdevilsitlgWOW. Lo dico subito forte e chiaro: TIGRI E DIAVOLI È UN ROMANZO STUPENDO. In sostanza, il libro, ambientato a Melbourne, parla dell’inizio della relazione tra Simon, giovane direttore di un festival cinematografico, e Declan, stella del football australiano. Simon è uno a cui piace fare il cinico e il disilluso, uno che bazzica l’ambiente dei cosiddetti alternativi — si usa ancora questa espressione? —  degli artisti e degli intellettuali; Declan, con la sua disciplina da atleta e la cordialità di chi fa sport di squadra, è perennemente al centro dell’attenzione, tra l’adulazione perpetua dei fan e l’immagine stereotipata di virilità che è costretto a rappresentare. La professione di Declan, quindi, pone alla loro storia non pochi problemi, tra i quali il più pressante è la mancanza totale di una dimensione pubblica. Il football australiano è il corrispettivo del nostro calcio: uno sport per uomini, in cui non sono ammesse né sfumature né eccezioni allo schema del maschio alfa eterosessuale. Non è solo Declan, però, a complicare il rapporto: anche Simon, con il suo carattere introverso e spigoloso, crea non pochi problemi.

Allora, i motivi per cui questo libro mi è piaciuto da pazzi sono diversi. La cosa più bella di Tigri e diavoli è che, quando sembra che la storia sia ormai conclusa, frega tutti e ricomincia in maniera ancora più avvincente. Stupire il lettore in questo modo penso che sia una delle cose più belle nei romanzi e succede, purtroppo, pochissime volte. Altro elemento fondamentale è la credibilità; ho notato che spesso i romance M/M hanno la tendenza a esagerare le situazioni e i sentimenti: a me piace leggere storie sopra le righe, ma penso che la cosa abbia, a volte, un prezzo: i protagonisti possono sembrare, infatti, poco convincenti, delle figurine bidimensionali. Nel caso di Tigri e diavoli, la storia è raccontata in maniera così delicata e onesta, che il lettore non può che simpatizzare con tutti i protagonisti della storia, ognuno a suo modo umano, sfaccettato, con i suoi pregi, i suoi difetti e i suoi scazzi. Infine, ho trovato l’ambientazione australiana un’idea fresca, che si riflette anche nel tono con cui è raccontata la vicenda, intrisa di una garbata tenerezza e anche di un umorismo acuto e sottile.

Insomma, Tigri e diavoli ha parecchi elementi positivi, tutti molto ben calibrati. Volendo, potrei aggiungere che il libro affronta anche temi importanti come l’omosessualità nello sport e l’ingerenza dei mass media nel nome del diritto di cronaca, come fanno i giornalisti e i blogger quando vogliono darsi un tono, ma, davvero, chi se ne frega? È un romanzo bellissimo con dei protagonisti che si fanno voler bene dopo poche pagine, e questa è la cosa più importante. E la cosa più bella è che Simon, Declan e i loro amici torneranno nel corso del 2015 nel seguito di Tigri e diavoli. Non vedo l’ora.

Weird:3 Stars (3 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:2 Stars (2 / 5)
Fantasia:4 Stars (4 / 5)

Timido di John Inman

Ho amato Timido a partire dalla copertina:

timido

Guardate quanto è favolosamente kitsch e sopra le righe. In effetti fa quello che una copertina deve fare, cioè rappresentare il contenuto. Timido è un romance estremamente buffo, pieno di allegria e situazione assurde.

Timido racconta, in sostanza, l’incontro tra Tom, ragazzo di città con una carriera ben avviata nel settore bancario, e Frank, ragazzo di campagna bello e spiantato. Tom e Frank hanno in comune una timidezza patologica che rende la vita sociale parecchio complicata. I due si incontrano per volontà di Jerry, l’ex di Tom, e del suo stronzissimo fidanzato Stanley, fratello di Frank: i due, infatti, conoscendo la difficoltà ad affrontare qualsiasi occasione sociale, pensano di fare un combino in occasione di una festa. In effetti, l’esperimento funziona: dopo un inizio all’insegna dell’imbarazzo, e con l’aiuto di parecchia birra, Tom e Frank riescono a stabilire un contatto e si scoprono in perfetta sintonia. La loro storia è appena cominciata, quando Frank deve lasciare San Diego per tornare nelle campagne dell’Indiana per assistere il padre malato nella fattoria di famiglia. Tom decide di mollare tutto e seguirlo.

Il libro comincia quindi con un’ambientazione urbana: il capo stronzo, un ex fastidioso, un chihuahua pestifero, le nevrosi di un timido patologico. Quando l’azione si sposta in campagna, la timidezza passa in secondo piano: la campagna, infatti, offre un ambiente più rilassato, con contatti rarefatti, ma non per questo meno pericolosa. I nuovi nemici di Tom, infatti, sono le galline, le mucche, le sanguisughe, i maiali e un terribile cinghiale ibridato.

Timido è puro divertimento, scritto e tradotto molto bene. Quindi, se avete voglia di leggere qualcosa pieno di frizzi, lazzi, gag, sesso e parecchia ironia, Timido è perfetto.