Archivi tag: HBO

You know nothing Jon Snow non è più vero perché da oggi sapremo tutto

Di Game of thrones, almeno. È uscito, infatti, Il mondo de Il trono di spade, libro che va a spulciare ogni dettaglio della saga, mettendo a confronto libri e telefilm. Questa è la copertina:

801978882005HIG_3_227X349_exact

Sul profilo twitter di Chiara Poli, l’autrice, ho trovato un bel video di presentazione del libro e, siccome è l’autrice stessa che ne parla e lo fa molto bene, io non possa fare altro che ringraziarla perché mi risparmia pure la fatica di scriverne:

Wow. Bravissima, Chiara Poli: al di là dei titoli e delle esperienze professionali, una che pone tanta attenzione sul pericolo spoiler non può che avere la mia stima. Per quanto riguarda i contenuti del libro, mi sembra molto interessante la parte del simbolismo, dei riferimenti letterari e iconografici. Il libro, poi, l’avete visto: un’edizione molto bella, curata graficamente, che fa venire voglia di cartaceo.

Bene. Ci guardiamo un You know nothing? Dai.

Otto motivi per vedere The normal heart

the-normal-heart-poster02

  1. Per chi, come me, è cresciuto nell’epoca post-Philadelphia, l’AIDS è sempre stato lì. Negli anni ’90 l’AIDS aveva addirittura un’allure glamour, con MTV e le star di Hollywood in prima fila per sensibilizzare sul tema e raccogliere fondi per la ricerca. The normal heart racconta il panico e la sofferenza dei primi anni dell’epidemia, quando il virus dell’AIDS è comparso all’improvviso, senza un nome e senza una cura, nel disinteresse generale. Come tutte le grandi tragedie non vissute direttamente, quello che è successo in quegli anni sembra una cosa assurda, di un altro pianeta. The normal heart è un film molto istruttivo.
  2. The normal heart offre uno scenario realistico sulle dinamiche del movimento gay, perennemente imbrigliato e diviso tra un atteggiamento loud & proud e il diritto alla privacy.
  3. Tutto il cast è fantastico ma è Julia Roberts la più fantastica di tutti; bellissima, naturale e molto più fresca delle colleghe della sua generazione, Julia Roberts interpreta la dottoressa Brookner, una specie di uber-Erin Brockovich poliomelitica e con una battaglia ancora più grossa da combattere: da una parte lo staff del suo stesso ospedale che si rifiuta di curare i malati e dall’altra il governo che si rifiuta di riconoscere l’epidemia. Se il mondo fosse un posto in cui regna la giustizia, la dottoressa Brookner sarebbe una delle poche persone a meritarsi l’appellativo di santa — a maggior ragione perché a lei non fregherebbe niente di essere fatta santa, a differenza di chi poi lo diventa davvero.
  4. È importante fermarsi un attimo e riflettere sull’atteggiamento sconvolgente del governo americano durante i primi anni della diffusione del virus. La reticenza sull’argomento e il rifiuto a offrire fondi per risolvere il problema sono troppo sistematici per non essere malevoli. Prendiamo atto che gli Stati Uniti hanno, inizialmente, fatto una precisa scelta politica per eliminare la comunità gay senza sporcarsi le mani. Questo accadeva trent’anni fa ma getta ombre inquietantissime anche sul presente, sul potere e sulla democrazia.
  5. Non che abbia molto senso fare confronti con un film di vent’anni fa — venti ere geologiche fa, per la storia gay — ma, a differenza di Philadelphia, The normal heart non vuole accattivarsi lo spettatore etero con blandi sensi di colpa e una timida rappresentazione di una coppia gay. The normal heart non vuole accattivarsi proprio nessuno ma, anzi, è un film crudo, molto ruvido e poco conciliante.
  6. L’intera storia potrebbe essere una specie di seguito di Dancer from the dance di Andrew Holleran, un romanzo cult per la comunità gay americana, pubblicato in Italia dalla sgangherata e defunta Zoe Edizioni. L’inizio del film, con Mark Ruffalo che approda sulla pulsante Fire Island, sembra arrivare direttamente da quel libro;
  7. The normal heart è diretto da Ryan Murphy, con un senso della misura abbastanza inconsueto per i suoi standard, nel senso che i suoi tipici ghiribizzi sono calibrati e mai gratuiti; doveva per forza di cose essere diretto in questo modo perché con un dramma di tali proporzioni sarebbe bastato un niente per trasformare la materia dura di cui è fatto il film in un patetico grumo di melassa.
  8. Come tutte le grandi storie, The normal heart suscita emozioni molto diverse e intense. Da una parte è un film di denuncia, ma è anche una gigantesca storia d’amore, in tutte le sue forme: c’è la storia romantica, c’è l’amicizia e c’è l’affetto fraterno. In un modo o nell’altro, sul piano emotivo è una bella mazzata.

Alcune cose interessanti su Looking

LookingSta salendo l’hype attorno a Looking, serie di cui abbiamo già parlato qualche tempo fa e che debutterà domenica 19 gennaio. Mentre la data della messa in onda della premiere si avvicina, emergono nuovi particolari sul telefilm, tutti molto positivi.

  • a differenza di Girls, telefilm a cui è stato paragonato, Looking non ha al centro un gruppo di ventenni che devono capire chi sono e cosa vogliono dalla vita, ma un gruppo di trentenni che devono trovare il loro posto nel mondo;
  • a differenza di Sex & the city, altra serie a cui è stato paragonato, Looking non presenta personaggi che hanno ambizioni di ricchezza o che vogliono fare tanto sesso, semplicemente vogliono una vita più soddisfacente;
  • si chiama Looking per riprendere la classica frase da Grindr, cioè cerchi? La risposta però non è “una botta e via”, ma è “la storia seria”;
  • è ambientato a San Francisco perché è una città che ispira malinconia. Inizialmente era stata presa in considerazione Los Angeles, ma Andrew Haigh, il regista — già responsabile del molto bello Weekend — ha voluto che fosse San Francisco: i tram, la nebbia e il profumo dei gelsomini non sono cose facilmente replicabili altrove.
  • la serie ha un taglio iperrealista, per cui non ci saranno battute e gag ogni due minuti — insomma non avrà niente a che vedere con le serie della NBC o della ABC, e questo è molto positivo;
  • per lo stesso motivo, non ci sarà colonna sonora, se non la musica che ascolteranno anche i protagonisti — e questo è favoloso oltre ogni dire;
  • a detta del regista, Looking decisamente non sarà il Queer as folk degli anni ’10, e questo è tutto quello che volevamo sentire — possiamo tirare un lungo sospiro di sollievo.

Looking: forse sta arrivando una serie gay non brutta

looking

HBO ha finalmente deciso di mostrarci un vero trailer per Looking, la serie che dovrebbe partire il 19 gennaio, ed è questo qua:

Looking sembra una serie molto buona e ha l’aspetto di uno di quei film che piacciono tanto al Sundance. Inoltre sembra che tutte le persone coinvolte nel progetto abbiano voluto creare qualcosa il più lontano possibile da Queer as folk e dalla sua estetica discotecara anni ’90. La speranza è che abbiano preso le distanze anche dalla trama sudamericana e dall’antipatia generale dei protagonisti di QAF, serie innovativa più su un piano sociologico che su un piano narrativo — la versione americana era davvero troppo sopra le righe. I personaggi di Looking sembrano promettenti: abbiamo il bello che non ha ancora trovato il tipo giusto, quello che sta invecchiando e il barbone che fa roba a tre con il moroso. Ci sono molte barbe, a dirla tutta.