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It’s Fatma, bitch: è uscita la biografia di Fatma Ruffini cioè uno scrigno di polpette avvelenate

6485782_968725Da poco è uscita una specie di autobiografia di Fatma Ruffini ed è stato abbastanza sconvolgente scoprire che ha lavorato in Mediaset fino a settant’anni — ho come l’impressione che le aziende di Berlusconi abbiano qualche problema di ricambio generazionale — facendo non si sa bene cosa visto che è da vent’anni che a Mediaset fanno gli stessi programmi — le Iene/Striscia/schifoso giornalismo di destra, Barbara D’Urso, roba con Gerry Scotti, qualcosa su Padre Pio, Grande Fratello. Per il lancio della Signora di Mediaset La mia vita con Berlusconi e i divi della tv — titolo appena appena un po’ didascalico — l’ufficio stampa di Mondadori Electa si è dato un gran daffare.

La strategia sembra sia stata più o meno questa: “siccome è il 2015 e di Mediaset non frega più niente a nessuno — tranne i programmi di Maria — figuriamoci se può fregare qualcosa a qualcuno di Fatma Ruffini, dinosaura della tv; quindi, quello che facciamo è tirare fuori dal libro i commenti più caustici sui divi della tv e li diamo in pasto ai giornali”. Bisogna dire che è stata una strategia vincente perché La signora di Mediaset è diventato uno dei titoli che vanno assolutamente letti quest’inverno.

Mi ha particolarmente colpito il giudizio su Ambra Angiolini, sul suo periodo post-Non è la Rai. Fatma Ruffini dice:

A Non è la Rai era perfetta: magrolina, bellina. Arrivò a fare Generazione X con dieci chili in più. Intrattabile, riottosa. Non faceva bene le interviste. Poteva fare una bella carriera tv e non l’ha fatta. Bisogna dire che poi il cinema le è riuscito magnificamente. Si vede che la tv non era per lei.

Io ricordo che adoravo l’Ambra di Generazione X, con quel suo atteggiamento WTF, così anni ’90, sempre acida e scazzata; forse erano gli autori a non essere in grado di sfruttare queste qualità. Commentare l’aumento di peso, poi, beh, questo sì che è un colpo basso.

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Piaghe incurabili: Paola Maugeri

L’ex-VJ dai gusti musicali orrendi diventata una DJ radiofonica dai gusti musicali orrendi nota come Paola Maugeri si è creata una fama parallela come scassapalle alimentare fighetta modaiola alternativa.

Prima, prendendola larga, ci ha spiegato quanto sia chic e divertente vivere come dei miserabili con questo libro:

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Staccare del tutto il contatore, invitare gli amici a giocare in salotto con un maglione in più, inventarsi il nuovo frigorifero nell’intercapedine della porta di una bellissima casa di ringhiera, portare il proprio figlio in gita sul camion della spazzatura per controllare il ciclo dello smaltimento della raccolta differenziata. A Milano.

Un incubo. Poi è arrivato il ricettario della mestizia, presentato in chiave rock perché, a quanto pare, presentare una cosa come “rock” la rende più appetibile:

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In queste pagine ho raccolto i miei piatti vegani preferiti tra antipasti, primi, secondi e dolci, e per ognuno ho suggerito una canzone. Perché la musica è l’altra mia grande passione. Ma anche perché penso che la cucina vegana sia profondamente rock.

Infatti, cara Paola, proprio come la cucina vegana, il rock molto spesso fa cagare.

Da poco è uscito il suo ultimo libro, Alla salute!, presentato da questo video:


Secondo Paola Maugeri, tutto quello che è naturale è buono:

Io sono convinta che la natura sia perfetta!

E noi invece siamo convinti che la retorica sulla natura ha rotto le palle. La natura non esiste quando si parla di esseri umani e di questo se ne deve fare una ragione Paola Maugeri, tanto quanto i cattofascisti della “famiglia naturale”: siamo animali razionali, tecnici, privi di istinto. Inoltre, se dobbiamo dirla tutta, la natura è terribile e dovremmo averne tutti paura invece di vezzeggiarla come una bambolina: gli uragani sono la natura; le malattie infettive sono la natura; i ragni velenosi sono la natura. Inoltre, tutta la frutta e la verdura che si vede nel video è il risultato di una selezione operata dall’uomo nel corso dei secoli proprio perché la natura non è perfetta quindi shut up.

Non sappiamo nulla del cibo che mangiamo: un cibo raffinato, processato, industrializzato, riempito di ingredienti sinistri e sconosciuti.

Perché il consumatore medio di cibo sa quali sostanze ci sono negli spinaci e nelle arance? No. Ma, soprattutto, dove sta scritto che gli agglomeranti e i conservanti non sono sostanze naturali come quelle contenute nelle mele?

Insomma, sicuramente i beveroni — smoothies — di Paola Maugeri sono molto nutrienti e buoni, ma tutta questa retorica reazionaria, pseudo-scientifica e anti-tecnologica sarebbe da buttare direttamente nell’umido — e poi farsi una gita sul camion della nettezza urbana.

Il libro di Ferzan Ozpetek è proprio come i suoi film

ozpetek_sei_la_mia_vitaCioè sentimentali, sopra le righe, inutilmente poetici e, forse proprio in virtù di queste caratteristiche, gli unici in grado di raccontare qualcosa della comunità LGBT a un pubblico che con due risate e una lacrimuccia lo fai sempre contento — anche io faccio parte di questo pubblico.

Sei la mia vita è composto da una serie di aneddoti, narrati con l’intento di conservare i ricordi più preziosi di Ozpetek, in una specie di estremo atto d’amore nei confronti del suo compagno, gravemente malato — siamo in territorio Julianne Moore e Still Alice.

Il contesto e il tono della narrazione scivolano con facilità nel patetico, ma va premiata la generosità di aprirsi senza paura di essere giudicati, mentre non apprezzo molto l’insistenza di dispensare massime e riflessioni filosofiche sulla vita in maniera gratuita e lirica, e trovo abbastanza pesante il narcisismo, seppur comprensibile, di ricordare ripetutamente i successi ottenuti — abbiamo capito che sei famoso, mollaci un attimo, Ferzan.

71MFo3BpWKL._SL1500_La prospettiva corretta per affrontare questo libro è quella di leggerlo come un viaggio nel lavoro creativo di un regista: gli aneddoti raccontati non sono altro che gli spunti da cui Ozpetek è partito per realizzare i suoi film. Questo pastone di storie, persone, cinema ed esperienze è, alla fine del giro, la sostanza in cui è immerso Ozpetek, una persona che sembra vivere esattamente come dirige i suoi film. Se si legge con questo spirito, Sei la mia vita diventa un’autobiografia riuscita nel suo intento di consegnare il senso di un’esistenza.

Weird:1 Stars (1 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:2 Stars (2 / 5)

Golden Boy di Abigail Tarttelin

Copertina di Golden BoyIl golden boy a cui fa riferimento il titolo di questo libro è un ragazzo intersessuale. Adesso, se si parla di intersex e libri, bisogna affrontare l’elefante nella stanza che si chiama Jeffrey Eugenides. Middlesex è uno dei miei libri preferiti di tutti i tempi e, anche se fare confronti non ha nessun senso, voglio dire subito una cosa: se volete leggere un capolavoro che affronta il tema dell’intersessualità in chiave letteraria, leggetevi Eugenides; se, invece, volete leggere un buon romanzo sul tema dell’intersessualità, leggete Golden boy. Oppure potete fare come me, che li ho letti entrambi e mi sono piaciuti.

Abigail Tarttelin, giustamente, presenta il protagonista in un contesto molto banale, quasi soporifero. La cittadina inglese e l’intreccio di personaggi di provincia ricorda molto la Rowling del Seggio vacante. Qui, però, il quadretto è guastato, già nelle prime pagine, da una violenza sessuale che costringe Max, il giovane e brillante protagonista, ad affrontare la sua condizione di intersessuale. Arrivato, infatti, alla piena adolescenza senza grandi traumi, Max si rende conto che i suoi genitori hanno costruito per lui un’identità sessuale artificiosa, che non corrisponde a quello che è il suo corpo. Max si sente maschio, ma ha anche caratteristiche femminili. Insomma, già per un ragazzo non è proprio semplicissimo accettare i cambiamenti del proprio corpo, con l’intersessualità la faccenda diventa ancora più complicata.

La scelta della Tarttelin di descrivere la vita di un ragazzo di provincia è vincente: normalizzato il contesto, l’intersessualità è percepita come una delle tante cose che può capitare nella vita, non c’è sensazionalismo. I problemi che Max deve affrontare non sono affatto edulcorati nella descrizione. Golden boy è un romanzo anche abbastanza crudo nel descrivere l’impotenza, la confusione e l’alienazione con cui Max deve fare i conti con l’intersessualità, l’incapacità dei propri genitori, l’ottusità di alcuni medici, il disprezzo dei coetanei. Insomma, sono un sacco di problemi. Certo, a volte il libro è un po’ didascalico, si vede che la Tarttelin ha fatto bene i compiti e vuole fare un po’ la maestrina, ma nel complesso Golden boy è un libro che apre una finestra su una realtà poco conosciuta e che necessita anche di un eccesso di informazioni.

Weird:5 Stars (5 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:2 Stars (2 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Fantasia:3 Stars (3 / 5)
Media:3.6 Stars (3,6 / 5)