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Figli dell’arcobaleno di Samuele Cafasso

thumbs.phpDopo le scemenze di Dolce e Gabbana, ho potuto toccare con mano quanta ignoranza e quanti pregiudizi ci siano intorno all’omogenitorialità. I social, si sa, in questi casi diventano una cloaca omofoba, ma anche le testate che, in apparenza, non ruotano attorno a un target clerico-fascista, si rivelano pretestuose e disinformate alla pari di Tempi — vedi Wired.

Per fortuna, ho potuto affrontare questa shitstorm con una marcia in più grazie a Figli dell’arcobaleno, un libro in cui le famiglie arcobaleno raccontano in prima persona la loro esperienza.

Inserire commenti pieni di stizza e indignazione non è mai stato così bello e facile da quando ho letto che:

  • il dogma secondo il quale un bambino per crescere ha bisogno di una mamma e di un papà è una stronzata:

I risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori — adottivi o no che siano — a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità che ne derivano.

come ha puntualizzato anche la Cassazione:

Non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il meropregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale, finendo per dare per scontato ciò che invece è da dimostrare, ovvero la dannosità di quel particolare contesto familiare per il bambino.

  • nella Costituzione non c’è scritto che la famiglia è formata da un uomo e una donna:

Nel 2010, […] la Corte Costituzionale aveva ricordato che l’art. 2 della Costituzione — “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” — ricomprende nelle “formazioni sociali” previste anche il diritto “fondamentale” delle coppie omosessuali “di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.

  • il terrore e l’isteria sull’educazione al rispetto nelle scuole — quella che gli omofobi chiamano “teoria gender” — sono strumentali e assurdi:

In Italia c’è poca cultura della pedagogia inclusiva che, in sostanza, vuol dire questo: se io sono un insegnante, la classe è la mia scatola e dentro quella scatola ci devono stare tutti i bambini. Ed è un problema che riguarda noi, come i figli di ragazze madri, genitori divorziati, chi vive con i nonni e molto altro ancora. La festa del papà? Non si fa se ci sono bambini senza papà, è molto semplice. […] Perché non tutti i bambini stanno dentro la scatola della famiglia “una mamma/un papà”.

  • chi non vede l’omofobia insita in certe idee, giudizi, espressioni, è un pesce

Te la dico così: i nostri bambini entrano a scuola che hanno due mamme, escono che non hanno un papà. Entrano con una loro specificità e peculiarità, escono che hanno qualcosa di meno rispetto agli altri. Come è possibile? Il fatto è che qualsiasi nucleo familiare che ci si presenta davanti lo paragoniamo a quello che consideriamo la norma padre/madre. E quindi sarà sempre mancante di qualcosa. Non diverso, peggiore. […] Alla base di tutto credo però ci sia soprattutto l’omofobia che è fortissima nel nostro paese, anche se molto neppure se ne accorgono. Il fatto è che se chiedi a un pesce cosa vede, ti dice che vede i coralli, gli altri pesci, le alghe. L’acqua non la vede e noi non vediamo l’omofobia: perché ci nuotiamo dentro.

famiglie-arcobalenoSamuele Cafasso ha fatto, quindi, un ottimo lavoro, ma non solo perché scioglie molti di quei nodi che spesso si incontrano nelle discussioni su questi temi, ma anche perché dà voce a casi singoli, concreti, di persone che hanno un nome e una storia da raccontare. Spesso la gente si lascia andare a commenti stupidi anche perchè non si rende conto che sta parlando di persone e bambini che esistono davvero e che non sono delle astrazioni. Nel libro, si parla anche dell’associazione delle Famiglie Arcobaleno e del loro codice etico — l’immagine dei due gay malvagi che strappano il figlio dalle braccia di una povera madre thailandese, nella realtà, non esiste e non è neanche consentita. Poi è raccontata anche la bellissima esperienza dello Stampatello, casa editrice specializzata in libri per bambini in cui sono rappresentate famiglie formate da due uomini o due donne. C’è anche l’esperienza grottesca vissuta da Camilla Seibezzi, delegata ai Diritti civili e e alle Politiche contro le discriminazioni, e oggetto di una vera e propria persecuzione per i suoi tentativi, sacrosanti, di rendere Venezia una città più giusta e rispettosa.

Ho consigliato Figli dell’arcobaleno anche a Rita Pavone, che l’altro giorno, dopo il caso D&G, ritwittava spensierata gli articoli deliranti di “Famiglia Cristiana”. Chissà se lo leggerà, ne dubito.

Il caso di Eddy Bellegueule di Édouard Louis

coverPubblicato a febbraio in Francia, il romanzo autobiografico di Édouard Louis è arrivato in Italia da qualche settimana, spinto dal successo in patria. Lanciato in pompa magna da Bompiani, Il caso di Eddy Bellegueule merita effettivamente i toni entusiastici da ufficio stampa. Ho l’impressione, però,  che questo romanzo non bisserà il successo francese, perché ho notato che c’è la tendenza a presentarlo come un libro sull’omofobia, il che non è falso, ma è una chiave di lettura piuttosto limitata.

Il caso di Eddy Bellegueule è un romanzo su quanto sia orribile nascere in un paesino di provincia, dove vive solo gente ignorante, povera e violenta. Il caso è un romanzo politico, perché ci ricorda che esistono ancora quelle cose astruse chiamate “classi sociali” e, in questo modo, guasta la festa a tutti quelli che pensano che, ormai, siamo tutti un’immensa borghesia, dove c’è comunque quello più borghese dell’altro, ma dove tutti hanno, in ogni caso, una casa pulita e una buona educazione.

La realtà che racconta Louis è invece quella di un sottoproletariato di campagna vispo e arcigno, completamente sordo ai progressi della società urbana. Eddy nasce e cresce in un contesto in cui essere mascolini è l’unico valore che conta, dove la mascolinità è impastata con la spacconeria, con la sporcizia e la scarsa igiene personale, con un linguaggio scurrile, con il mangiare fritto a pranzo e a cena, con l’alcolismo, con la violenza gratuita verso gli animali, le donne — sempre sottomesse, maschiliste anche loro fino al midollo —, gli handicappati e, soprattutto, verso i peggiori di tutti, cioè quei maschi che sembrano rifiutare questo modello di mascolinità, cioè gli effeminati, i gay, quelli che sculettano, che gesticolano troppo, che sono troppo amici delle femmine.

edouard-louisEddy cresce in una famiglia che riassume tutte le caratteristiche di questo ambiente, con un padre alcolizzato e violento, una madre sguaiata e anaffettiva, un fratello maggiore che lo vuole ammazzare. Fuori casa, l’intero paese in cui vive, quando va bene, lo tratta come un bimbetto speciale, incredibilmente a modo rispetto ai bambini selvaggi a cui sono abituati, mentre, quando va male, cioè quasi sempre, gli fa subire ogni genere di umiliazione. Qui arriva la parte più tosta del libro, perché Eddy non vuole far vedere di essere mortificato. Eddy sorride anche quando gli sputano addosso, per evitare a sé stesso la vergogna dell’umiliazione. È davvero terribile e mi sono chiesto quanto sia costato all’autore, sul piano umano, raccontare queste cose con estrema franchezza, riportando parola per parola dialoghi e situazioni, rivivendo quelle scene in maniera così vivida. Mi ha fatto venire i brividi. Infatti, il libro è, in ultima analisi, il racconto di una sfida quotidiana contro sé stessi, il proprio corpo, i propri desideri, per assomigliare al gruppo di appartenenza, per essere accettati. Eddy però, ad un certo punto, capisce che al gruppo non importa quello che si è, ma quello che si sembra, e su questo non può avere nessun tipo di controllo. Il finale, poi, è amarissimo, e ci consegna la fotografia di un’intera società omofoba e violenta nei confronti delle minoranze, pur con delle grammatiche diverse tra uno strato sociale e l’altro.

Il caso di Eddy Bellegueule è un capolavoro, e penso che l’autore sia stato bravissimo non solo nel raccontare la sua esperienza di crescita, ma anche nel presentare, sotto forma di prosa, un vero e proprio ritratto sociologico della classe in cui è cresciuto, applicando in maniera creativa le teorie di Bourdieu, di cui è studioso. Il caso di Eddy Belleguele è uno di quei libri magici e perfetti che sembrano scritti da un uomo venuto dal futuro, per dirci cose di cui non sapevamo di aver bisogno. Lo ripeto: è un capolavoro.

Weird:4 Stars (4 / 5)
Queer:5 Stars (5 / 5)
Camp:1 Stars (1 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Fantasia:4 Stars (4 / 5)
Media:3.4 Stars (3,4 / 5)

Lettera aperta di Gala ai fan: “Ho dedicato tutta la mia vita a combattere i ruoli di genere”

galaHBO

Ma cosa potevamo aspettarci da una cantante che ha debuttato con una canzone su una tipa insistente che se le inventava tutte pur di entrare in discoteca? Everyone has inside, cantava Gala, e lei che fa? Resta fuori? Ed è questo un po’ il senso della lettera che Gala ha scritto ai suoi fan per spiegare la sua controversa partecipazione alle Olimpiadi di Sochi, chiamate anche tra gli addetti ai lavori “Omofobiadi”. Fa bene ad andarci? Doveva boicottare l’evento? Enrico Letta o Barack Obama? Al Bano o Selena Gomez? In ogni caso, è interessante la testimonianza di un’artista italiana che si è sempre sbattuta per questa causa anche in tempi non sospetti. Quindi, con grande sprezzo del pericolo, abbiamo tradotto la lettera che Gala ha scritto.

Circa due mesi fa sono stata invitata a fare l’artista di richiamo per un concerto alle Olimpiadi invernali di Sochi. Ero emozionata e lusingata di partecipare al più grande evento sportivo del mondo!

A malapena erano coperte le spese, ma la decisione a partecipare era condizionata dal desiderio di condividere la mia musica con tanta gente in un momento che avrebbe catalizzato il mondo intero.

Ma da quel momento è stato come stare su delle montagne russe impazzite.

Le leggi discriminatorie che sono state approvate in Russia contro l’omosessualità mi hanno infastidita e rattristata in modo indescrivibile. Come è noto, il senso profondo delle Olimpiadi è quello di celebrare gli sportivi di tutto il mondo che si allenano tutta la vita per raggiungere questo straordinario traguardo. Mi sono sempre ritrovata nello spirito sportivo — superare gli ostacoli sognando in grande con disciplina, concentrazione, forza di volontà e tenacia.

La reazione al segnale contraddittorio che arrivava dalla Russia è stato vario:

Qualcuno ha scelto di boicottare l’evento. Questo può essere un modo efficace per affermare la propria presa di posizione, ma credo che questo tipo di approccio non faccia davvero ottenere il risultato sperato, cioè dimostrare alle persone ottuse che un mondo diverso è possibile.

Altri invece, sportivi apertamente gay: la rappresentanza americana, finlandese, olandese, canadese, australiana e slovena, hanno deciso di inviare il loro segnale ed essere un modello da imitare grazie alla loro presenza e alla partecipazione ai giochi. Quello che questi atleti hanno fatto è dimostrare che stare lì è una delle più efficaci forme di dissenso — quando siamo liberi di essere noi stessi, incoraggiamo  gli altri a fare lo stesso.

Mi rispecchio in questi atleti, perché fin da quando ero bambina ho creduto che fosse questa la mia missione: essere un punto di riferimento per le persone che vogliono essere libere ed essere loro stesse.

Come artista, questi atleti mi hanno stimolata a portare alti i valori a cui tengo maggiormente durante un evento celebrato dal mondo intero. Ho deciso di aprire il mio spettacolo con una delle mie prime hit Let a boy cry; il video di questa canzone mostra una sessualità fluida e un’intimità tra persone dello stesso sesso che ha avuto un impatto molto potente sulle persone quando è uscito. Nel testo parlo dell’ingiustizia di un mondo che ci chiede di metterci delle etichette prestabilite come maschio e femmina (“soldiers and dolls”) e spiego come durante la crescita non sentissi mia nessuna di queste etichette, perché mi sentivo come se fossi “a pirate who conquered and sailed free”.

Dal nome della mia etichetta Matriarchy Records, al nome con cui sono registrata [alla ASCAP, una specie di SIAE americana ndA] Role Breaker Publishing, dalle foto sul mio sito che mi ritraggono dal barbiere mentre mi faccio fare la barba come un uomo, ai testi delle mie canzoni e ai video, ho dedicato tutta la mia vita a combattere i ruoli di genere.

La cosa più prudente da fare sarebbe stata starmene a casa ma non sono mai stata una che si fa spaventare e intimidire. Con la presente desidero  dedicare questo viaggio alla bellezza della diversità e alla consapevolezza che l’amore non ha barriere.

Combatto insieme a voi, miei bellissimi fratelli e sorelle LGBTQ.

La vostra affezionata, Gala

E per il bene dell’umanità, riascoltiamo sia Everyone has inside che Let a boy cry:

Potete leggere la versione originale della lettera di Gala qui.