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Ma che ci frega della crisi: Greco Moderno di Nikos Petrou

11692783_390943201108965_3787772688318543251_nNato dalle ceneri della collana High School della gloriosa Playground, il marchio Syncro sembra stia, finalmente, assumendo un’identità più definita: la pubblicazione di Greco Moderno, in qualche modo, riassume i tratti di questo progetto editoriale forse non vivacissimo in termini quantitativi, ma parecchio interessante dal punto di vista dei contenuti.

Greco Moderno è, infatti, un classico YA con i problemi canonici legati all’età; la parte innovativa — quella legata al progetto Syncro — è l’ambientazione europea, che consente un allontanamento dai toni a volte zuccherosi del genere.

In Greco Moderno, sono rispettati i drammi e drammoni che ci si aspetta da un romanzo che parla soprattutto di relazioni e crescita, ma il tono è piuttosto scanzonato e impastato di ingenuità ed egocentrismo. Il merito è, soprattutto, della crisi finanziaria greca, che accende la passione e gli argomenti dei protagonisti e che permette alla trama di svilupparsi: Vasilis è già all’università, ma si ritrova coinvolto nelle proteste dei liceali, guidati dal bellicoso e carismatico Kostas e impegnatissimi a giocare a quelli che fanno la rivoluzione — con occupazione dell’istituto, canne, bandiere etc. La politica è, chiaramente, un pretesto: gli animi si infiammano, i sentimenti nascosti irrompono, ma gli argomenti , alla fine, sono molto superficiali, ed è corretto che sia così. I veri temi sono altri: la sessualità, l’omofobia, il coming out. Mi è piaciuto molto il protagonista, Vasilis: antipatico, scostante, contraddittorio, meschino; rispetto ad altri titoli YA, non c’è traccia di manicheismo: l’immaturità dei personaggi è raccontata bene nei gesti melodrammatici e negli errori ridicoli.

Politica:3 Stars (3 / 5)
Queer:3 Stars (3 / 5)
Tzatziki:2 Stars (2 / 5)
Sesso:3 Stars (3 / 5)
Barbe:3 Stars (3 / 5)

Divergent di Veronica Roth

DivergentCos’hanno gli autori di Young Adult da non riuscire a tratteggiare un personaggio decente? Affrontiamo la realtà: i protagonisti dei romanzi YA sono orribili. Prendiamo il caso di Beatrice Prior, la protagonista di Divergent, scritto da Veronica Roth. Ha sedici anni e vive nella Chicago del futuro. Ok, è cresciuta nella fazione degli Abneganti – perché nella società distopica di Divergent la gente è divisa in maniera molto rigida in fazioni che corrispondono a inclinazioni e precisi ruoli e doveri. Gli Abneganti sono come i Testimoni di Geova: in pratica, il divertimento è vietato. Beatrice, come tutti i suoi coetanei, ad un certo punto deve decidere a quale fazione appartenere: può restare con gli Abneganti oppure dire addio per sempre alla sua famiglia e andarsene in un’altra fazione. Beatrice è una ragazza inquieta e, all’ultimo momento, decide di cambiare fazione e passare agli Intrepidi, che sono quelli fichi che fanno cose fiche da eroe d’azione tipo buttarsi da un treno in corsa, usare armi e pestarsi in allegria. Per entrare nella fazione però, Beatrice e tutti gli altri novellini devono passare un periodo di prova in cui vengono allenati e valutati. Durante questo periodo, Beatrice subisce un cambiamento: diventa più tosta e più tamarra e si fa chiamare Tris, tanto per sottolineare che lei, adesso, è una tipa nuova e cazzuta. Quando però, dopo un miliardo di pagine, si rende conto, finalmente, di essere attratta da Quattro, il suo istruttore bonissimo, la sua reazione qual è? Quella di una ragazza piena di tatuaggi, pronta a darle e prenderle, che si arrampica senza tante storie su una ruota panoramica e vive in una metropoli del futuro? NO. La reazione è quella di una sedicenne dell’Ottocento terrorizzata dal sesso, roba che avrebbe fatto ridere anche Tess dei D’Urbervilles.

Insomma, quando la protagonista della storia è insulsa e fiacca, difficilmente il resto si salva. Divergent però ha un’ottima ambientazione. Questo futuro distopico con la società divisa in maniera funzionale è una bella idea. Ci sono anche altre belle idee, come una delle prove che i novellini devono superare, in cui devono affrontare le loro più grandi paure attraverso un bad trip allucinatorio controllato in laboratorio. Peccato che lo sviluppo della storia, affidato a Tris, che potremmo anche chiamare Triglialessa, sia di una lentezza esasperante e il racconto decolli solo nell’ultima parte — secondo il mio reader, all’80% del libro. L’ultimo 20% però è fantastico, pieno di azione e di violenza, e recupera, in buona parte, l’andamento moscio iniziale.

Weird:3 Stars (3 / 5)
Queer:1 Stars (1 / 5)
Camp:3 Stars (3 / 5)
Sesso:1 Stars (1 / 5)
Fantasia:3 Stars (3 / 5)
Media:2.2 Stars (2,2 / 5)